“Anche tu stai piangendo” – Recensione e riflessioni su #DevilmanCrybaby.

È stata la prima volta che ho visto un anime su “Devilman” ovviamente però, di fama, il suo nome non mi era nuovo.

Inizio la visione, un po’ dubbioso. I disegni all’inizio non mi colpiscono in maniera particolare, la scelta di mischiare il vecchio con il nuovo? è tutto un po’ strano, la storia non ci dice alcune cose, non subito, non in maniera precisa.

La storia sembra quindi, semplice quanto sfuggente. I demoni esistono, ma non è chiaro come, e come siano venuti sulla terra, e perché Akira, viene così ciecamente guidato nelle manie di Ryo.

Poi appare Amon, e la scena in cui appare, ci fa dire un po’ a tutti: “che figata”.

Non lo capisco subito, ma questo anime non è solo uno di lotta di un demone che “picchia altri demoni”, perché più uno va avanti, più capisce.

Innanzitutto il dualismo tra i due personaggi principali: Akira, un ragazzo che diventa appunto, un demone, ma tra i due è il più “angelico”. Nonostante il suo stesso aspetto fisico, presuppone “malvagità”.  Ma è Ryo, cinico, malefico, spietato, ad essere quello “demoniaco”. Non sembra provare amore per nessuno, se non per Akira, appunto.

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E attenzione da qui in poi, potrebbero esserci dei grandi SPOILER: perché per fornirvi un’analisi approfondita, devo spingermi oltre!

Ryo, è disposto a tutto per proteggere Akira, anche di uccidere. Voleva uccidere Miki, la ragazza, che si suppone, Akira ami. Ma è un amore diverso: come fratello e sorella, perché essi amano, ma non condividono mai i loro sentimenti, né tra loro, né con i loro amici. Sembra che resti nella loro personale intimità, in una maniera chiara, ma anche non.

Questo è Devilman Crybaby, dire e non dire, guidandoci verso messaggi che dobbiamo sbrogliare per conto nostro.

Cosa sono quindi i “Devilman”, sono solo uomini che riescono a controllare il loro demone, che li ha posseduti? No, qualcosa in più.

Sembra che le persone più propense a diventare “Devilman”, siano quelle isolate, deboli, indifferentemente dalla loro provenienza, sesso, ecc.

Persone invidiose, isolate, sottovalutate.

Esiste amore, viene spiegato in maniera non precisa, non esplicita, non sempre. Così come tutti gli altri sentimenti umani che comunque sono parte della storia, che comuque, lasciatemelo dire, è accomapgnata da un’eccellente colonna sonora.

Demoni che provano sentimenti? E cos’è sta cosa?

In seguito, i demoni vengono “scoperti da tutti il mondo”, come Ryo stesso voleva. I demoni, che però, sembra che siano appunto, umani, isolati dal resto dell’umanità, disprezzato ed uccisi, siano loro bambino, o comunque intenzionati a non fare del male a nessuno.

Sono davvero demoni? No. Sono una rappresentazione di molti esseri umani “reali”.

Come se la storia ci dicesse: cosa fareste se aveste la forza di essere più forti di tutti coloro che vi disprezzano?

Ognuno di loro cambia personalità e non solo aspetto fisico. Akira diventa forte e determinato, ma non perde la sua sensibilità, e piange, tanto, spesso.

“Devil may cry”.

Piange per la morte dei suoi genitori, per la morte degli amici dei suoi genitori, per il loro figlio piccolo, ucciso dai soldati, insieme al padre e madre.

Piange per la morte di Miki, piange per difendere gli altri “Devilman”.

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È struggente. E sai che più andando avanti ci sono meno probabilità di un lieto fine.

Ed è qui il Twist.

Ryo si rivela per essere Satana, Akira, insieme agli altri “devilman”, proverà a sconfiggerlo, in uno scontro finale molto confuso, intenso.

E quindi finisce così, con Satana che ha ucciso il suo migliore amico, e forse qualcosa in più ed è la prima volta che lo vediamo avere un sentimento.

Piange per la morte dell’amico che lui stesso ha ucciso, pazzesco, eh? Eppure era l’unico che amava.

Questo finale, con un fine di religione, di umanità, di violenza fisica e psicologica, accompagnata da una tristissima melodia, che ci fa rimanere a bocca aperta.

È lì che uno osa dire “capolavoro”. Perché sai, capisci che ci siano messaggi in un “cazzo di cartone animato”, come molti definiscono gli “anime”.

Akira non ha mai smesso di volere bene a Ryo, e viceversa. Nonostante sia il cattivo. Non riesce ad ucciderlo perché troppo meno forte, o perché non vuole?

Da una parta abbiamo il cinismo umano, l’apatia, l’eccessiva razionalità.

Dall’altra abbiamo la sensibilità, fragilità, amore ed umanità.

Akira muore, ma non possiamo dire che abbia perso, non alla fine. Ha vinto, in un certo senso, ma è una vittoria inutile, non si salva più nessuno.

Il finale ha diverse interpretazioni, questa è una delle mie.

Solo per la storia, e per come viene sviluppata, per me è un 10/10.

Consiglio la visione? Assolutamente sì. Ma secondo me, e forse esagero, ci vuole una certa maturità per guardarlo.

Se non l’avete visto, ma avete comunque eltto l’articolo, buona visione.

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Anche su twitter, stesso nome.

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