Un Piromane in Ferie – Parte 5

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La sgradevole sensazione di essere fisicamente in un luogo, ma con la testa in altri, è la prima che colpì Marco appena vide casa sua, e i suoi genitori.

Non era gioia quello che provava, era quasi apatico. Non mostrò però emozioni negative.

Fece una doccia, e poi andò a mangiare, e con adagio, mise a posto i vestiti.

Senza fretta, mentre ascoltava “Welcome to wherever you are”.

Quella musica riusciva a consolarlo:

“ Welcome To Wherever You Are

This is your life; you made it this far

Welcome, you got to believe

That right here, right now you’re exactly where you’re supposed to be

Welcome To Wherever You Are”

(Bon Jovi – “Welcome to Wherever you Are”)

Ad un certo punto si commosse: precisamente nella parte della canzone che diceva:

“ When you want to give up and your heart’s about to break

Remember that you’re perfect; God makes no mistakes”

Dopo aver messo a posto i vestiti, spense la musica, si stese sul letto, nel buio, con la luce fioca dei lampioni che proveniva dalla strada.

<< Basta deprimersi. Non posso concedermi di stare così per troppo tempo. >> si mise con le mani dietro la nuca, e fissava il soffitto.

<< In fondo mi sono pur sempre laureato, in quello che mi piaceva. La vita è dura, almeno per me.

Che invidia per quelli che stanno sempre bene. Sembrano abbiano trovato la risposta a tutto, specialmente chi rimane qui.

Ma chi resta e non vede neanche un po’ del mondo là fuori non capisce cosa significa mettersi in gioco.

È facile e comodo per loro, con i culi seduti sulle poltrone delle loro case, senza pensieri, preoccupazioni per il futuro.

Gente che sta meglio di me… e rompe il cazzo il triplo.

In fondo io odio questo posto, con la sua mentalità superficiale del cazzo, con la sua eccessiva semplicità, con la sua presunzione di sapere, e di essere al di sopra del resto del mondo, proprio perché sta da sempre sotto.

La rassegnazione di questa gente…mi disturba. O stai bene qui con i soldi, o ti ci costringi, o vai via. Non vedo altre strade.>>

Infine, si addormentò.

Sognava forse di catturare qualche criminale importante? Quei luoghi pullulavano di gente del genere. Ma era estremamente pericoloso.

Sognò di essere un supereroe invulnerabile che salvava tantissime vite, e sconfiggeva il crimine con un sorriso solare.

Era quello che aveva sempre sognato in qualche modo: diventare un eroe.

Continuare a sconfiggere il male, ma quale? Quello che aveva dentro di sé, o quello che avevano tutti?

“Plus Ultra”.

Si svegliò, era mattina presto.

Sorrise per il sogno fatto, capì che quelle cose, era meglio che se le tenesse per sé.

<< Se solo avessi anche un minimo di quel superpotere… potrei farcela. Io.

Supermarco.

Plus Ultra.>>

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