Archivio per novembre 2020

Analisi – La Decadenza dell’Eroe.

Mi capita sempre più spesso, di vedere nelle serie tv, anime, e tanto altro, la perdita dello stereotipo dell’eroe.

Il cavaliere senza macchia e senza paura, è chiaramente un concetto ormai superato. Oggi predomina la figura dell’antieroe.

Ovvero si è umanizzato, non esiste l’illusoria perfezione dell’eroe che combatte per i puri ideali di giustizia, e pace.

Nel genere letterario, si aveva la necessità di un eroe del genere, per moltissimi anni. Per incarnare i principi, soprattutto quelli religiosi.

Ad iniziare dai vari paladini, come l’Orlando.

Io sono cresciuto con Dragon Ball, quindi parliamo di uno che amava Goku. Sia bambino, sia adulto. Anche se nello storico anime, oggi si può dire, non era la caratterizzazione del personaggio la cosa principale. È amato per i combattimenti, si sa.

I miei personaggi preferiti, guarda caso, sono due. Vegeta, e Piccolo. Entrambi ex- cattivi, diventati buoni. Loro sono antieroi per eccellenza, gli unici almeno, in dragon ball.

Pensate anche a One Piece: Luffy è molto simile a Goku. È un po’ caratterizzato meglio: ma è sempliciotto e ingenuo esattamente come il sayian.

Anche se apprezzo Luffy per il suo essere sognatore, e non avere la stessa smania di combattere di Kakarot.

Però nella serie il mio preferito era Zoro. Un altro personaggio “macchiato” da qualcosa. Ecco.

Ormai la sfumatura del personaggio è quella che emerge. Come lo stesso Tyrion, citato l’altro giorno. Si apprezza l’eroe pieno di difetti, umano, capace di entrare a contatto con lo spettatore.

Quello che prova dubbi, fa errori, se ne pente, ha rimpianti e rimorsi. E combatte, vive, sopravvive.

Per questo personaggi come Tyrion sono riusciti meglio di altri.
Pensate al Signore degli Anelli: dove il protagonista è nientemeno che Frodo Baggins. Un fragile hobbit che non sa nemmeno combattere. E infatti, scappa sempre davanti ai cattivi.

Tuttavia, da qualche parte la concezione cavalleresca esiste ancora.

Ne “Le bizzarre Avventure di JoJo”, uno dei miei anime/manga preferiti, il primo protagonista è Johnatan Joestar.

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Come Tyrion Lannister.

Come Tyrion Lannister.

Sicuramente molti di voi avranno presente Tyrion. Difficile non incontrare persone che non abbiano visto Game of Thrones.

Il personaggio di Tyrion, è amato dalla maggior parte dei fan. Per quale motivo però? È presto detto. In molti si rispecchiano in lui.

Un po’ come con Paperino. Come mai questi personaggi sono molto amati? Perché sono i più vicini alla realtà.

C’è almeno una caratteristica in loro che ci ricorda noi. Tyrion: ingenuo, buono, troppo buono, saggio, e sempre pronto a fare scelte difficili.

Ed è un capro espiatorio per la sua famiglia.

Tyrion, un sottovalutato, con la costante voglia di rivincita, per tutti i torti subiti.

Per questo amiamo Tyrion: purtroppo in molti si sentono in questo modo.

Ecco: personaggi come lui racchiudono la nostra sofferenza. Ed è proprio con personaggi come lui, che possiamo “sfogarla”.

In un certo senso, compie il suo ruolo di “capro espiatorio” in maniera eccellente. La mia parte preferita, la migliore per me, quindi la mia preferita, è stata quando si difendeva dalle accuse di aver ucciso il nipote Geoffrey.

questo personaggio che spicca, più di ogni altro. Per la sua particolarità, esattamente come nella vita reale.

C’è chi spicca per essere diverso.

Era un urlo disperato di un condannato, un perseguitato, un non capito.

Ecco, il potere di questo personaggio, ha fatto in modo che si creasse una cosa fondamentale per ogni opera, almeno dal mio punto di vista: empatia.

Ci vuole quel personaggio capace di creare empatia con il pubblico, il punto di collegamento preciso, delineato.

In ogni libro, in ogni serie tv, film, spettacoli teatrali, c’è bisogno.

Così in effetti ho fatto con ogni mio personaggio fatto sul palco, negli spettacoli fatti alla fine dei laboratori teatrali che ho compiuto.

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Tu eri come me (ad un amico)

Tu eri come me (ad un amico)

Tu eri come me.

Un ribelle, uno che ha avuto sempre tanti scazzi,

sorridevi, ridevi, bevevi. E soprattutto,

cantavi. Cantavi.
Cantavi con ironia e serietà allo stesso tempo.

Eri una persona semplice, che amava la vita.

Eri pieno di persone che ti volevano bene.

E sei venuto a vivere in questa città maledetta

Che né ami, né odi, ma però…

E mi sei venuto a trovare in Calabria, e hai amato anche tu un po’,

questa terra maledetta dove sono nato.

Questo mondo avvelenato,

che mi ha avvelenato.

Con la tua musica, mi hai un po’ portato via

Il veleno.

Così come Bologna, i ricordi, le amicizie…

Gli amori, le bevute, gli scleri… un’altra vita.

E tu che ci prendevi abbracciandoci sempre, e cantavamo insieme,

avvolti insieme, ubriachi, sudati.

Era un’altra vita. E tu eri vivo.

Ed è stato bello esserlo insieme.

Se esiste un fottuto aldilà,

ogni tanto ne stappo una alla tua salute.

Chissà se

Chissà se ci sei da qualche aldilà, se

Hai il televisore ogni tanto su ‘sta vita de merda.

Che sfido, alzando il dito medio verso il cielo.

Tu eri come me.

Molti lo erano, molti lo siete.

Per sempre.