Pensiero su “Musashi” di Yoshikawa.

Come vedete dalle foto, è una lettura piuttosto impegnativa.

Su Instagram, dove vi consiglio di seguirmi, vedrete alcune foto random, prese dal libro.

Un libro che narra del più famoso samurai del Giappone: Musashi. Tanto importante che sono state create numerose leggende su di lui.

Il samurai più iconico, l’incarnazione dello spirito guerriero, della via della spada, il bushido.

https://it.wikipedia.org/wiki/Miyamoto_Musashi

Il libro di cui vi parlo, tuttavia, è chiaramente una romanzata della storia del leggendario samurai.

Che ho conosciuto per “Vagabond” di Takehiko Inoue ( lo stesso di Slam Dunk), uno dei miei manga preferiti, ispirati alla storia del romanzo di cui vi parlo.

Ho finito il libro prima del manga, ma dettagli.

Musashi, nella storia è un nome d’arte, il vero nome è Takezo.

Che non è un samurai con un vero e proprio padrone, ma un duellante, un guerriero, un uomo che vive per migliorarsi, diventare un combattente sempre migliore.

Nella storia vive numerose avventure, nel suo viaggio, incontrando numerosi guerrieri, vecchi maestri, e svilupperò la passione per la pittura.

Il “vero” Musashi, sembra aver sviluppato quest’arte durante i suoi viaggi.

Lui e il suo migliore amico, Matahachi, svilupperanno una rivalità guerriera, e anche amorosa, nei confronti di una loro amica di infanzia: Otsu.

Naturalmente tutto è per “romanzare” la storia del guerriero.

Screenshot_2020-11-13 Telegram Web(1)

Come avrete capito, sono un grande appassionato di cultura giapponese, e in modo particolare, del mondo dei samurai.

La storia del romanzo non la ricordo del tutto, sono passati almeno 5 o 6 anni dalla lettura, quindi mi perdonerete.

Ma è anche giusto che io non faccia particolari spoiler, no?

Ad ogni modo, ho amato questo libro. Un’avventura di un vagabondo, appunto.
Senza campi di battaglia, la guerra, alla fine ce l’ha con sé stesso, e il percorso che compie, che è veramente, ammirevole.

Un viaggio reale, un uomo che sapeva che non sarebbe diventato migliore in guerra, ma facendo un percorso vero e proprio.

Dentro e fuori.

Per questo la leggenda del samurai viene incarnata da lui, e non da un altro che magari, aveva compiuto grandi battaglie e guerre.

Ve lo consiglio, assolutamente. A prescindere che voi siate o meno appassionati come me del mondo nipponico.

Anche se sono la bellezza di 800 e passa pagine, è veramente scorrevole.

Si viene trasportati e assorbiti da quell’epoca tanto affascinante dell’età feudale, il Sengoku, spesso citata in altre numerose opere.

Del resto, il samurai è la figura iconica della cultura giapponese.

E chi, meglio di un uomo che puntava al costante miglioramento, potrebbe incarnare il bushido?

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