Un Piromane in Ferie – Parte 11

Capitoli precedenti:

1: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

2: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

3: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

4: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

5: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

6: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

7: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

8: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

9: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

10: https://loscittorevolante.wordpress.com/2020/11/07/un-piromane-in-ferie-parte-10/

Qui nessuno si fa i fatti suoi

Benvenuto nel mondo degli adulti

Dove mi dicono “Non puoi

Salvarli tutti”

Lasciami sbagliare…

Marco si sentiva la musica di Kiave nelle orecchie… gli ricordava di quante volte gli avevano detto che era una cazzata fare quella facoltà, cambiare città, inseguire un sogno.

La musica era sempre stato un grande sostegno: sentire questi artisti parlare di sogni come di realtà, lo sosteneva per credere di più in sé stesso e nei suoi sogni.

“ Faccio tutto ciò che devo fare

Devo fare i conti con me stesso e i miei sogni

Per dare un senso agli sforzi

Tutto il resto è in secondo piano

Perché non ho un secondo piano

Prendo tutte le strade ma contromano”

( Johnny Marsiglia – La pioggia, gli applausi)

Questo era invece Johnny Marsiglia. Si sentiva veramente in sintonia con questi artisti, con queste storie. E riusciva a calmarsi con la musica, come se fosse una dea benevola.

Era riuscito a trovare una piccola stanza, datagli da un suo zio, dove poté fare un piccolo ufficio da investigatore.

Sulle pareti c’era un quadro di Miles Davis. Lo zio amava il jazz, e anche Marco aveva apprezzato un po’ quella musica.

Sorrise, vedendo il musicista suonare la tromba.

Su un’altra parete invece, c’era una riproduzione dei girasoli di Van Gogh.

Lo zio gli aveva lasciato un giradischi nella stanza: gli aveva detto di usarlo come meglio credesse: gli sarebbe servito.

Vide tra i cd proprio “Kind of Blue”, e la musica dei sassofoni e trombette riempì la stanza. Si sentì come quegli investigatori di quegli anni in cui i jazzisti conquistavano il mondo musicale. Mancava un cappello e un’impermeabile.

Dopo qualche minuto, in cui attendeva visite, arrivò una donna.

Era visibilmente accaldata, ormai l’incombente ferragosto stava cominciando a farsi sentire.

Era una donna di quasi quarant’anni, con i capelli tinti di nero. Marco fece una smorfia: non gli piaceva che le donne si tingessero, rovinando i colori naturali.

  • Lei è l’investigatore?
  • Precisamente. – Si limitò  a dire Marco, la guardò dalla testa ai piedi. Poi, pensò di averla guardata troppo a lungo, e volse lo sguardo verso le pareti dipinte di verde.
  • Allora, mi siedo.
  • Prego.

Marco notava un certo nervosismo da parte di quella donna. Entrava in totale contrasto con la musica rilassante di Davis.

  • Sono venuta perché credo che mio marito mi tradisca.
  • Ah, un classico.
  • Come scusi?
  • No sa, capita spesso che vengano a chiedere cose del genere a noi…
  • Capisco. Ma lei non è troppo giovane per fare queste cose?
  • Si fidi: non c’è un limite di età preciso.
  • Bene. Non importa. Mi chiamo Giovanna.
  • Io sono Marco.

Mentre ascoltava la donna esporre i suoi problemi, sarà stata la musica, la calma, o il profumo che si era messa addosso… fu rapito da una particolare nostalgia.

Si ricordò di una festa a casa sua, a Torino. Si ricordò dei suoi amici, e pensò a quelli con cui aveva il legame più profondo.

In qualche modo, era affezionato in particolar modo ai più problematici. Riusciva a capirli meglio, credeva fossero come lui.

E stava bene così: la sua natura da persona eroica, voler stare con gli altri, aiutarli in qualsiasi modo possibile…

Quella sera conobbe Arianna. Anche se ci parlò poco sembrava che la capisse e la conoscesse da tempo.

Marco era sempre stato una persona empatica: forse con le donne riusciva a sentire meglio i loro sentimenti… non sapeva bene il motivo.

Forse era che prestava più attenzione, o era un semplice fattore di natura.

E infatti, quella di Marco lo guidava verso l’ascolto, e l’altruismo… quella sera aveva un cappellino con la “M” di Supermario.

Dopo che la ragazza che aveva appena conosciuto, si era sfogata, sorrise:

  • Scusa per tutto questo, ti ho appena conosciuto…
  • Figurati. Mi succede spesso di fare questo effetto alle persone. Non capisco nemmeno io il perché.
  • Sei un..SuperMarco!
  • Ah, conosci? – Domandò, indicando il cappellino.
  • Ma sì, ormai lo conoscono tutti! È come …Messi!
  • Ah, capisco.

Marco tornò nel presente: c’era qualcosa in quella Giovanna che gli ricordava il passato. Del resto lui era così: credeva nelle persone, nella bontà…e non ci sarebbe mai stato nessuno che gli avrebbe potuto dire come vivere la vita, se non in quel modo… mai uno “stronzo.” E sorrise.

5 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...