Recensione – “Full Moon Confusion” di Jangy Leeon.

Oggi parlo dell’ultimo lavoro di Jangy Leeon.

Da Milano, rapper che conosco tramite Lanz Khan, entrambi hanno collaborato molto spesso. La voce di Jangy Leeon, come molte altre, mi piace per il fatto che non è orecchiabile. Io amo tutto quello che non lo è.

La voce è adattissima per l’hardcore rap, il mio genere del genere (scusate il gioco di parole), preferito.

Adoro quel martellare sulle orecchie, che mi regala sta musica. Mi piace come questa musica mi “bastona le orecchie”.

Un mio vecchio amico, che ascolta metal, era del mio stesso avviso.

Del resto vorrei citare il buon Fibra, uno dei pochi nel genere che non mi piace:

“ Duecento nomi a caso di gente che non sa persino che io rimo

Chi sia abituati a facce vecchie ma le rime che io scrivo bastonano alle orecchie”

Esatto.

A proposito della collaborazione con Lanz Khan  (e Axos), “Buscaglione”, pompa tantissimo.

Il buon leone ci porta rap selvaggio, hardcore, forte.

Ottima musica, con un po’ di trombe in questa qua… perfetto. Perfetto.

Avevo bisogno di qualcosa di simile, del resto sono fresco dall’ascolto assiduo di “Troublemaker” di Nor. ( Ci scriverò qualcosa sopra comunque, magari oggi stesso).

La voce di Jangy Leeon, così dura, graffiante, ruggente. Come un “leone”, proprio. Quasi cattivo, oserei dire.

C’è un po’ di sonorità delle nuove, la cosiddetta “trap”, in “Voglia di Vincere”. Bellissima. Ecco, la cosa bella della “Nuova scuola”, di questi qua, almeno, è che non sono né troppo commerciali, né si sono tenuti troppo nella “old”. Artisti come Jangy, sono una “via di mezzo”.

Il rap è salvo.

Va da sé che ve lo consiglio, ovviamente.

È un album che variega, come ho detto: veramente fatto bene, funziona, scorre. Ha ben 15 tracce, quindi è alquanto lunghetto, ma scorrevole.

Per gente come me a cui piace ‘sta roba, e muove la testa sue giù, avanti e indietro, sa bene di cosa parlo.

Selvaggio, ruggente, forte. Potente.

Con la sua voce roca, forte. Devo dire che non è facile farselo piacere, proprio per questa voce che ha, ci vuole abitudine, ci vuole abitudine, un po’ di impegno, per poi aprire il mondo, verso un grande piacere.
Non è la prima volta che mi capita, nella musica, specialmente in questa, di fare un “lavoro” simile.

Mi capitò con Mezzosangue, e udite udite, con il Maestro stesso: Kaos.

Ed è un po’ uno stile di vita, ad un certo punto.

Tipo “sopportare” certe durezze, per poi entrare nella pace, piacere, leggerezza.

Tipo la vita è come la musica, sotto certi aspetti: ci sono sacrifici grandi  da fare, per poi entrare in un mondo confortevole, in cui si gode tanto.

Un po’ come questo disco di Jangy.

Gli do un bel 9.

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