Recensione Libro – “Kafka Sulla Spiaggia” di Murakami.

Ormai mio fratello me lo regalò a giugno, dopo l’ultimo esame superato. L’ho finito ieri, quindi c’ho messo un po’. Del resto, era estate, e si usciva dopo il tediante lockdown, quindi…

Era da un po’ che non leggevo. Nella vita ho sempre avuto momento in cui leggevo tanto, e  avevo una grandiosa voglia di leggere, in cui quindi, finivo libri in poco tempo, e poi grandi periodi di vuoto.

Amo l’arte.

La musica, i libri, il teatro.

Ma il libro era un po’ impegnativo. Lungo, con una trama intricata, ed è stato difficile leggerlo, con un umore altalenante del 2020.

Da una parte, è come se lo avessi letto solo perché non volevo lasciarlo a metà.

Il sottoscritto odia lasciare le cose a metà, o anche meno.

Devo confessare che faccio così anche coi videogiochi, o gli album che inizio. Devo sentire tutto, anche le canzoni che non mi piacciono, o non mi entusiasmano.

Tutto.

Quindi, come avrete capito, lo stesso discorso valeva anche per “Kafka sulla Spiaggia”, chiaramente.

Non che non mi sia piaciuto, forse non avevo l’umore adatto per apprezzarlo appieno.

( ho postato alcune frasi molto belle, fotografando proprio il libro. Se volete, seguitemi su insta: https://www.instagram.com/loscrittore.volante/ )
Allora: la trama non è molto chiara. Non si capisce se le cose fantastiche che succedono (fantastiche, nel senso di fantasia), siano viaggi nell’io, quindi metafore, o se accadono veramente ai personaggi.

I protagonisti sono, brevemente (scelgo di non fare troppi spoiler): Tamuta Kafka, un ragazzo quindicenne che scappa di casa, stanco di una non-vita, con un padre distaccato e freddo, e Nakata, un vecchio che sa parlare con i gatti. E non si capisce bene come possa fare.

Del resto ci sono cose che non vengono spiegate, la storia è intricata, si crea un nesso solamente nella testa di ogni personaggio.

Insomma, un metaforico viaggio all’interno di noi stessi, con dei problemi o qualche trauma dentro di loro.

Non si può ben capire cosa sia reale o no.

Insomma, è un affascinante viaggio su luoghi sconosciuti del Giappone, ombre e miraggi di vite disperse, e qualcosa di inspiegabile: qualcosa di magico.

Mia personale opinione sul romanzo? Penso che Murakami volesse rappresentare la vita, anzi le vite, e la voglia di cambiarla, quando qualcosa non ci piace.

C’è sempre qualche esperienza trascendentale che ci guida, verso una simile scelta.

È come un miracolo, qualcosa che ci colpisce così profondamente che ci illumina la vita, lì dove si dice: “ Che sto facendo della mia vita? Non va bene.

Voglio fare altro.”

Insomma, suppongo che il romanzo con più vite, personaggi diversi volesse dire questo.

… c’è da dire che da una parte è come se dicessi che un intero romanzo di oltre 500 pagine sia stata solo un’enorme sega mentale.

Un po’ come la vita vera, a volte.

Secondo me ci offre diversi messaggi: come l’impegnarsi a fondo per essere qualcosa di diverso da quello che siamo, oppure quando non sappiamo chi siamo, ci troviamo in un limbo, e poi in qualche modo, si capisce dove andare.

Oppure c’è chi ancora deve trovare la sua strada.

È così, un grande viaggio tra la realtà e la fantasia. La vita, praticamente.

Rimpianti, rimorsi, cose molto tristi, e la voglia di continuare a vivere.

Molto bello, insomma. Con il suo caos, forse troppo confusionario? Un po‘ come il 2020. Questo libro è il mio 2020.

Forse fin troppo erotismo. Non essendo un romanzo erotico, troppo riferimento a sesso, organi genitali, ecc. Secondo me.
Santi giapponesi, la perversione è nel sangue.

Beh, lo consiglio assolutamente. C’è sicuramente chi lo apprezzerà anche meglio di me.

Buona serata.

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