Il Tempo. (Non cancella le ferite)

Sai, quando ti accorgi che nessun suggerimento che ti hanno dato funziona,

o non servono per i motivi per i quali sono stati dati,

resti in silenzio.

Vorresti solo la tua voce nella testa.

Perché nessuna di queste cose ti serve.

Vuoi una cosa. Fare il contrario non aiuta.

Non si spegne nessuna luce.

Un giorno smetti di pensare “non posso farci nulla,

ho commesso errori troppo grandi.”

E cominci a pensare:

“Non so cosa, ma devo fare qualcosa.”

Dato che non è affatto vero che il tempo cancella le ferite.

E altre menate che si dicono in circostanze,

in cui fondamentalmente,

non si sa cosa dire.

O si crede di saperlo troppo, sto imparando.

Ad ogni modo, nulla di cui si ha veramente bisogno.

E quindi si continua a pensare al problema,

finché non si risolve.

Non ignorandolo e dire “ah, vado avanti”.

Non quando non riesci proprio a fregartene.

Mai e poi mai.

Ho la netta sensazione, che chi lo dice,

cerca di dirselo a sé stesso,

come un’autocritica,

di non essere abbastanza forti per farlo.

Come se pretendessero che qualcun altro lo sia,

al posto loro.

Chi mai è invulnerabile o immune alle proprie emozioni,

chi non cerca mai di difendersi,

da sé stessi?

Chi non cerca di proteggere quello che si ama?

Chi non è quello che ama?

Come se a questo mondo esistessero davvero persone capaci,

di vivere senza emozioni.

L’esperienza mi ha insegnato che non si scappa da sé stessi,

né dai propri problemi,

non si può dire di essere “andati avanti”,

fino a quando non risolvi.

Fin quando restano le ferite,

fino a quando resta la voglia di risolvere,

un modo perfetto, che ti faccia stare almeno a posto con te stesso.

Un modo, tutto tuo.

Perché il tempo, da solo,

non serve a nulla.

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2 Comments

  1. Dipende dal tipo di ferita, alcune anche se non si cancellano del tutto col passare degli anni non danno più fastidio, altre invece restano aperte più a lungo. Per quanto riguarda la mia esperienza però, posso dire che quando passano 30 anni da un evento molto doloroso si, il ricordo resta, ma il dolore si trasforma in qualcos’altro di più gestibile.

    Un saluto

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