Racconto Autobiografico: – “Lucci/Brokenspeakers”.

Come avrete già capito da diversi articoli, o non per chi ancora non mi ha letto, sono un grande appassionato di hip -hop  e musica rap.

Perché ricordiamo che hip-hop è la cultura, intrisa sia di musica, sia di street art, e altro.

Il Rap è quando si “parla” sulla musica.

Una decina di anni fa, entrai a contatto con i Brokenspeakers. Crew Romana che ho amato e ascoltato e riascoltato sempre per anni e anni. (Lo faccio ancora.)

Ho fatto una recensione del libro scritto dal mio “secondo” membro preferito, Hube, qui: https://loscittorevolante.wordpress.com/2021/01/12/recensione-libro-33-di-marco-ubertini-alias-hube/

Questo articolo vuole parlare del mio membro preferito: non tanto per la tecnica, ma per i suoi testi che mi arrivano al cuore.

Tuttavia è anche giusto parlare della crew, dato che coincidenza delle coincidenza, in un periodo molto incasinato, della mia vita, pubblicarono il loro (ahimè!) ultimo album: “Fino al Collo.”

Ed era l’ennesima volta che la musica per me era una cura.

“ Nonostante tutto ancora la mia stella brucia

Nonostante pure il cielo ha perso la fiducia

Sul bordo di un’altra notte le casse rotte

La merda fino al collo che mi fotte

Nonostante perdo tutto la mia testa vola

Nonostante il treno passerà una volta sola

L’aspetto per questa notte le casse rotte

La merda fino al collo mille volte”.

RIP, Primero.

( a proposito, altro racconto su di lui qui: https://loscittorevolante.wordpress.com/2021/01/01/primo/ )

È un album per me così bello che me lo sono ascoltate almeno una volta nel corso degli anni. Sempre quando ne avevo bisogno erano sempre lì con me.

Conoscerete il membro più famoso della crew: Coez. Non in tutti sanno che faceva parte dei Brokenspeakers, e non solo: aveva iniziato con i “Circolo Vizioso”, con Franz e Nicco.

“ Io sorrido spesso se non sempre, a volte non me riesce

La pace si allontana mentre il corpo cresce

E mentre prima sbagliavo a guardare lontano

Adesso ho capito che a volte è tutto a portata di mano

La gente che amo, le frasi che sussurro nell’orecchio

Per dirti che qua restiamo, non ci spostiamo

Non ci arrendiamo nemmeno se crolla il mondo

Basta un attimo di indecisione per andare dritti a fondo

Non voglio andarci più a fondo

Perché già l’ho visto più vicino di quanto immagini tu

Ciò che faccio quaggiù è spingere forte

Andare più su andare oltre vicino al cielo blu”

E Raffaele Lucci, “La barba della magliana”, quando la crew si sciolse (solo musicalmente, per fortuna… Restano amiconi, fratelli, roba che resta per sempre), Lucci continuò da solista.

E due anni dopo “Fino al Collo”, uscì “Brutto e Stonato”.

In quell’anno, (2014) iniziai a riprendermi dal peggior periodo avessi mai vissuto. Che non starò qui a raccontarvi, come i motivi. E non credo lo farò mai.

Ad ogni modo, Brutto e Stonato, come lui con autoironia si definisce. Titolo che proviene dalla sua strofa nella seconda traccia di “Fino al Collo”: Anthem:

“ Io sono brutto e stonato

Nato dentro al posto sbagliato

Ma sul palco quello co’ più fiato

Pochi capelli e mal curato

Me vesto pure male per questo fuori posto nel mercato”

Lucci rappa hardcore, concious rap. Quello in cui parli dei “cazzi tuoi”, senza dirli direttamente: (un po’ come faccio io, và.)

E i suoi testi mi hanno fatto spesso rispecchiare in lui. Amo i suoi testi, amo la sua “forza”. Non è il migliore a rappare, ma è il migliore a farsi amare. È una persona così come la si vede, un “cazzone”.

Genuino, senza costruire personaggi. I suoi testi, che ti fanno sentire vicino a qualcosa. Le sue canzoni, che ti sorreggono, che ti dicono: “lo sai che la vita è una merda. Anche io. Ma sono qui con te. Nelle tue cuffie, nel tuo stereo, dove vuoi.

Non mollare, perché io non mollo”.

“ In cerca di equilibrio stabile

La vita balla, io c’ho messo sotto un pezzo di tutte ‘ste pagine

Ho fatto una diga per tutte ‘ste lacrime

L’ho costruita con le mie speranze, figurati quanto è fragile

Una certezza sola in tutto questo

Ho scelto bene chi tenermi accanto quando crolla tutto il resto

Chi mi inquadra l’obiettivo, quando io non ci riesco

È il motivo per tornare quando esco “

(Da” Novecento”).

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Lui ti parla della realtà, quella in cui sai che ognuno di noi hai i suoi problemi, può vivere male i propri drammi, quello che ti strilla nell’orecchio: “sì, sappiamo che c’è tanto male e tanto peggio nella vita… io sono qui per risollevarti, farti rialzare. E darti la forza per la rivincita.”

“Io spingo forte dal primo respiro

E ‘sto sorriso sulla faccia è perché ho chiaro il mio obiettivo

La sconfitta, tranquillo, è solamente un sostantivo

Schiena dritta, la piego solamente quando scrivo

Io piegato sul foglio, racconto le storie all’inchiostro

E dipingo con lettere un mondo che è meglio del vostro

Il mostro che ho dentro, si nutre dei vostri “non posso”

E mentre lui mangia, Raffaele diventa più grosso”

(da: https://www.youtube.com/watch?v=TQhcDcl9siE )

Molti dei suoi pezzi, tra cui questo, li ho citati in qualche personaggio interpetrato negli spettacoli teatrali… Nei nostri, di me e i miei gruppi di laboratorio.

Perché:

“La sfida con la vita non finisce pari e patta”, come dice lui in: https://www.youtube.com/watch?v=3T9ubpd8kFU

Tra l’altro ho comprato il libro di Alan Silitoe apposta, dopo averla sentita. Come ho visto “La leggenda del pianista sull’oceano”, per “Novecento”.

E beh, come dire, è giusto mettere in vicinanza di S. Valentino, la canzone che dedicherei alla mia ragazza: https://www.youtube.com/watch?v=Wk9BVfWk-KU
Dedicherei, ne avessi una.

Ma a noi San Valentino sta sul cazzo come cupido, no?

Questo articolo sta diventando più lungo degli altri. Devo dire che al buon Raffa mi sono affezionato di più. Da come l’ho visto sui social negli anni, è molto simile a me, ha anche molti dei miei stessi gusti.

Insomma, non riesco a smettere di parlare di lui, di citarlo.

Anche le canzoni di denuncia sociale, come: “La Collina”, “In prima Liena”, sono tesit che amo, cose in cui mi ritrovo, rispecchio.

Praticamente è uno di quelli che ascolto dalla prima all’ultima traccia ogni volta, anche nel disco che ha fatto con Hube: “Unabomber”.

Per chiudere, dato che ultimamente mi sento nostalgico, vi lascio con la sua strofa, nella canzone di Coez: “Un sorso d’Ipa”. Una delle mie preferite.

E la mia preferita nell’album di Coez, perché mi ha fatto ricordare quei tempi in cui la crew stava tutta insieme.

Si cambia, si cresce.

E questa canzone te lo ricorda.

“ Bambini testardi come tanti

Co’ ‘n obiettivo chiaro

Mai guardarsi indietro per andare avanti

Mischiando il voglio con il posso

Senza scordare mai manco per un minuto che sto mondo è nostro

L’ho scritto sotto pelle con l’inchiostro

Da prima che barba e capelli facessero a cambio di posto”

Grazie, Raffaele.

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