#RaccontoFiabesco – ” Un altro mare”.

Una specie di seguito dei racconti già scritti. Qui trovate delle parti conclusive di essi: https://loscittorevolante.wordpress.com/2020/11/24/racconto-6-conclusione-stay-with-me/

https://loscittorevolante.wordpress.com/2021/01/28/racconto-6-esilio/

Il capitano Escanor non si voleva arrendere nel ritrovare il suo equipaggio. La nave non aveva retto alla tempesta che la distrusse ed erano naufragati.

Decise di andare al porto, e si costruì una nuova nave, tutta sua. Decise di nominarla come la precedente, sempre: “Novecento”.

Dipinse lui stesso il nome sulla fiancata. Si sa: un uomo di mare non può stare troppo lontano da esso.

Vide Carandass che si avvicinò, sembrava stare meglio, l’occhio rosso luminoso era sparito. Il ragazzo lo fissava, senza dire nulla.

  • Ti piace? – Domandò il capitano.
  • Sei un pazzo. Vuoi cercare le persone che hai perso lì nel mare? Ormai dovresti considerarle disperse.
  • Ultimamente mi chiedo se quello che dici provenga veramente da te, o da idee che ti hanno messo in testa. Come le hanno messe in testa alla tua “bambina”.
  • Sono state idee di altre persone, non mie. Descritte come se avessi avuto solo fantasie. E invece, tutte menzogne. Sai cosa mi ha fatto arrabbiare?
  • Tutto?
  • Sì. Hanno ritenuto il meglio per me. Separarmi da loro, da lei. Era meglio così? Io non ho messo nessuno su un piedistallo. So solo che io e lei ci divertivamo insieme. Ridevamo, si stava bene. Non sono io ad averla descritta in altri modi, ma gli altri. Io mi sono basato su quello che ho visto. Il resto è stato tirato fuori dagli altri. Non lo accetto. Non accetto che le cose siano andate così. Per quanto mi abbiano voluto bene, e pensare al meglio per me, non riesco a definire “bene”, la separazione da persone e cose a cui tenevo.  Me l’hanno portata via, anche se non avevano alcun diritto.
  • Ti hanno avvelenato la mente. Avevano buone intenzioni, buona fede.
  • Non mi importa, Escanor. Io sto pagando un prezzo che non avrei dovuto pagare. Sto male. E non ci credo che io sia stato il solo ad avere colpe. Non me lo merito.
  • E tu ti sollevi dalle responsabilità?
  • Le mie le ho. E la più grande è stata parlare troppo con le altre persone. E avere ‘sta fottuta fretta di uscirci insieme, di essere suo amico. E ora…
  • Stai uscendo?
  • Uscire? E chi vuole uscire in mezzo a questi esseri che si definiscono “umani”? Non sanno fare altro che ferire.
  • Allora, perché non vieni con me?
  • Nel mare?
  • Sono lo spirito di avventura. Non vuoi viverle?
  • L’avventura sarebbe cercarli?
  • Sì, ma non come pensi tu.
  • E come?
  • Si parte, poi quello che si trova (e si ritrova), sono solo una naturale conseguenza. Lascia qui il passato. Smettila di agitare le acque, hai bisogno che il mare torni calmo. Che le tue scorie spariscano. Quindi, vieni con me.
  • … Va bene. Oh, capitano! Ha di nuovo i suoi baffoni… E non solo: di nuovo tutte e due le braccia ed occhi funzionanti.
  • È normale. Le mie ferite le hai prese tu. Come hai avventatamente preso anche quelle degli altri.
  • Sai capitano… Alla fine io credo che ne valga la pena, eccome.
  • Lo so.

I due, solo loro, si misero in viaggio. Anche senza equipaggio, il capitano sapeva navigare, senza dubbio. Carandass era un aiutante che serviva a ben poco.

E nel corso del viaggio, si continuava a sfogare:

  • Perché capitano, in troppi qua hanno creduto quale fosse la cosa migliore per me. Non va bene. C’è chi ha parlato come se sapesse tutto. Che cazzo ne sanno?
  • Basta, ora. Rilassati, ascolta il rumore del mare. Guarda la mia polena dorata.
  • È un leone.
  • Naturalmente.

Allora stettero in silenzio per un po’, sentendo solo il rumore del mare.

  • Sei così impetuoso, Carandass. Come il mare in tempesta. Sei talmente preso dalle tue emozioni, che non riesci a rinunciarci.
  • Non posso. Non sarei io.
  • Eppure devi, a volte. Dato che in questo momento… sei stato abbandonato. E ora sei qui con me, in questo mare. E allora calma il tuo mare.  E vedrai che potrai. Questo che stiamo navigando è un altro viaggio, un altro mare, da attraversare. Potremo anche trovare nuovi membri per la ciurma. E i vecchi? Alcuni erano molto buoni… altri navigavano questo mare senza però saperlo prendere. E l’ho capito per come si agitava. E infatti siamo naufragati.
  • Quindi?
  • Quindi è un po’ come essere re. E siamo re dentro di noi. Dobbiamo scegliere con cura i consiglieri. Tutti sono bravi contadini, soldati… Ma i consiglieri amico mio, è un altro discorso. Ora andiamo. E come continuerà? E chi lo sa… per ora. Il mare ci circonda. Questo posto che sembra non finire mai. E infatti è così, perché la terra è rotonda. Se ci pensi, il mare è la sola cosa veramente infinta.

Come continuerà? I nostri riusciranno a ritrovare i membri dell’equipaggio?
E chi lo sa.

Ci rivedremo tra qualche mese, forse, mentre navighiamo questo mare.

Come sempre, Novecento: https://www.youtube.com/watch?v=iBvGw6oSZo0

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