#Recensione #serietv: ” #Unsolved “

Unsolved: gli omicidi irrisolti di Tupac e Notorius B.I.G. Una serie che ripercorre le indagini protratte dagli investigatori sia nel 1996-97, sia più tardi nel 2006-07.

Una sola stagione, tanto bastava per descrivere le indagini che purtroppo, non aveva dato buon esito, almeno: non hanno dato quello sperato.

Come molti di voi già sapranno, sono un grande appassionato di musica rap. E in verità furono proprio Tupac e Biggie a farmi innamorare per primi di questa musica: il primo, in particolare.

Per chi non lo sapesse: nel corso degli anni, data la difficoltà di risolvere il mistero, sono nate numerose teorie sulla verità dei loro omicidi, che poi sono praticamente uguali: sia ‘Pac che Biggie erano in automobile, un’altra si è affiancata, hanno sparato i colpi di pistola per ucciderli e sono scappati via. Tanto semplice come crimine, quanto complicato da risolvere.

Esistono anche numerose teorie del complotto, che dicono che in realtà i loro omicidi furono delle trovate, per vendere di più da morti.

Ci sono numerose immagini di loro sosia, spacciati per quelli veri, ancora vivi.

Non ho mai creduto in teorie simili, credo che i due siano, purtroppo morti al tempo. E la storia descritta nella serie, per quanto sia drammatizzata, è vera: nessuno è mai riuscito a venire a capo sulla verità. Nessuno è riuscito a capire come, da chi e perché siano stati uccisi.

La serie ha 10 episodi, di circa un’ora di lunghezza l’uno.

Gli attori scelti sono veramente bravi e – soprattutto quelli dei due rapper –  sono molto simili alle persone/personaggi reali.

Vengono mostrate scene di due epoche diverse: il 1997, in cui il detective Poole ( in particolare) viene incaricato di scoprire la verità sui loro assassini…

Dall’altro, il 2006 con il detective Greg Kading, che quindi, circa dieci anni più tardi dai loro assassini, viene incaricato per indagare su di essi.

Poole e Kading sono accomunati dall’incapacità di risolvere l’omicidio, almeno… Non così facilmente. Per quanto siano bravi nel loro lavoro, questa storia li consuma, perdono la testa, per cercare di capirci qualcosa… e non ci riusciranno.

In particolare, Poole diventa ossessionato dal cercare la verità, non si arrenderà, anche se molti gli diranno di lasciar perdere. Ha scritto pure un libro sulle sue teorie: LAbyrinth.

Viene rappresentato come un uomo consumato, distrutto dalla sua volontà di trovare la verità. È ammirabile, ma spaventoso…

Un po’ mi sono ritrovato un lui in alcune cose, quando anche io non riesco ad accettare alcune cose, mi fisso, non riesco a lasciar perdere… Tuttavia, credo che sia meglio calmarsi, che diventare come lui.

Kading invece, cercherà di non imitare l’esempio di Poole, ma… Anche lui, dovrà fare i conti con lo stress scaturito da questa indagine: talmente tanto che non potrà dedicarsi ad altro, non per bene.
E sappiamo bene che c’è altro, oltre al lavoro.

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Anche se, devo ammettere che mi è rimasta la curiosità, come a tutti, sulla verità delle loro morti. Resterà così per sempre?

Mi immagino un momento della vita del mandante, che prima di morire lascerà qualche testamento, raccontando tutta la verità: tanto lui sarà morto, quindi nessuno potrebbe fargli nulla.

La serie si muove sia negli anni, che nelle vite dei detective, dei rapper e dei gangster.

Quindi è molto dettagliata, secondo me: sia sulle vicissitudini dei poliziotti, sia di Tupac e Biggie: tutto quello che hanno passato… Dalla fame alla fama.

Tupac in particolare era poverissimo. Ha usato la sua arte usandola come rivincita: verso la povertà, il razzismo… Lotta contro il potere, contro il bianco che voleva sottometterli. Un ribelle. E purtroppo, ancora oggi come ben sappiamo, come nel caso di George Floyd, il razzismo persiste.

Biggie se la passava forse un po’ meglio, o reagiva diversamente: erano migliori amici. Tupac viene descritto come impulsivo, paranoico… Anche uno che ci tiene seriamente alle persone. Talmente tanto che quando viene tradito, sembra proprio che odiasse.

Christopher era più tranquillo, invece. Più sensibile, più preoccupato, apprensivo. Non aveva la stessa rabbia e determinazione che ha sempre contraddistinto ‘Pac.

Entrambi mi ricordano me, entrambi li ammiro.

Questi episodi sono stati fatti benissimo… certo, ci si perde un po’ a tentare di capire la verità e lo svolgimento delle indagini, ma per chi, come me, è appassionato di questa storia… la può seguite con passione.

In conclusione, è da guardare per chi può essere interessato, non necessariamente ascoltatore assiduo di rap, ma anche appassionato di crime.

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