La morte della gioventù in Italia.

Non voglio parlare di politica o tematiche sociali, dato che non mi va di “sporcare” così il blog… ma ogni tanto mi sembra anche giusto affrontare queste cose, anche se non mi sento abbastanza “esperto”.

Ho solo una laurea triennale, che è tra l’altro legata alla psicologia, ma non è esattamente quello.

Vabbè lo dico: scienze dell’educazione.

È una facoltà che ha tratti della psicologia generale, più dedicata ai bambini, chiaramente. Però riguarda tutte le età.

Questo per dire cosa? A volte penso al futuro della mia facoltà che in questa situazione è in pericolo, come ogni cosa. Non so in che modo si possa fare l’educatore in smart working.

La società sta andando a rotoli sempre di più. Il divario tra ricchi e poveri si sta allargando… Noi povere persone normali non sappiamo dove sbattere la testa e mancano i sostegni economici e psicologici in questa situazione che stiamo vivendo.

C’è gente che ormai è impazzita ed è finita ad essere un po’ complottista, siamo stressati enormemente.

Ci siamo chiusi in casa e abbiamo cominciato di conseguenza, a chiudere le teste e i cuori.

Mentre cerchiamo di sperare che andrà tutto bene e non pensare più a questa storia, c’è la “minaccia” di un nuovo lockdown.

Io penso agli imprenditori piccoli che non possono andare avanti così, alla povertà che aumenta. Il nostro stato che è sempre meno buono…

Ho il mio barbiere che racconta i suoi problemi, gente che non sa come pagare le tasse… Così si incentiva l’evasione fiscale e il lavoro in nero. La disoccupazione dilaga e insomma, noi giovani ci sentiamo sempre più soppressi. Più mi sento soppresso, più combatto contro queste cose.

Abbiamo ormai però un senso di impotenza: ci hanno educato a cercare di fare qualcosa per realizzare i nostri sogni e obiettivi, ora siamo qui senza nulla. Non possiamo raccogliere nulla ed io sono stanco.

Sono stanco perché vedo la psicologia fallimentare della mia generazione aumentare: il pensiero del “ eh non ci possiamo fare niente, dobbiamo solo accettare”… Ma questa mentalità ci fotte, signori. Ci fotte pesantemente: se credi di non poter fare nulla, cosa ti resta? Cosa? È un gravissimo errore che io non accetto.

È assurdo secondo me, questo modo di fare… Anche se non ci si può impegnare, bisogna almeno provarci.

Però siamo sempre fermi, immobili. Paralizzati perché c’è sempre qualcosa più “grande” e forte di noi.

Non c’è nemmeno un vero senso della misura: o si può fare qualcosa in modo agevole, o nulla da fare. In questo paese si vive più “alla giornata” che il resto.

Non ci sono più i punti di riferimento, siamo allo sbando più totale.

Come si può avere fiducia nel futuro, in sé stessi e in eventuali progetti per il futuro, se ogni cosa che puoi cominciare da un giorno all’altro potrebbe sciogliersi come neve al sole? Come si può pensare anche solo a mantenere ad esempio una famiglia, se poi non sai se potresti avere il lavoro il giorno dopo?

Questa è l’Italia di oggi: quella che vuole lottare per alcune cose, almeno a parole… Poi nei fatti, non tanto.

Non so più cosa pensare e fare nemmeno io, ormai, chiaramente.

Quindi è facile sclerare in questa situazione, eh oh.

Poi fatemi dire un pensiero personale: chi vi sembra che stia bene, è solo più bravo a nascondere gli scheletri nell’armadio.

Vabbè, buona giornata.

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