#Recensione/ #Racconto: “#Shibumi” di #LucciBrokenspeakers

“Tutta la vita ad inseguire qualcosa

E quel qualcosa ce l’abbiamo davanti

Alla ricerca di roba preziosa

Ma senti freddo ad abbracciare diamanti…”

Shibumi, album del 2016. Un anno molto burrascoso per me, non fu facile trovare lo “Shibumi”, anzi, non lo trovai. Ma la musica di Raffaele, mi aiutò ancora una volta.

Un album di 8 tracce, con una bella custodia. Il secondo progetto solista dell’ex-membro dei Brokenspeakers.

Un altro disco hardcore, che ci accompagna, con delle barre belle toste. Iniziamo dalla Intro, con una base che ci “carica” nel modo giusto:

“È sul palco che sono me stesso

In ogni cazzo di cosa che ho scritto puoi trovarci il mio riflesso

In fissa pe’ i graffiti e per il rap, e che te devo di?

So’ el meglio de ‘na volta fatto oggi, Stanger Things

Classico e immortale, non tramonta mai

Porta al suono casse rotte dritto in faccia quando pompa live”

L’album che ci si prospetta, è qualcosa che distende i nervi, i testi pieni d’amore, e appunto:”Shibumi”. Quello che si cerca, e cerchiamo di trovare:

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La intro, già ci carica assai, ho amato anche la seconda traccia: “Khan”. Un disco molto rilassante, musica e canzoni con tanto amore.

“Tu fammi strada in mezzo a questi rovi troppo fitti

Tagliano le braccia e fanno male

Dimmi dove camminare, dove andare

Per non finire in mezzo agli sconfitti

Parlami di te, da dove vieni?

Io vengo da una giungla di mediocrità e governano gli scemi”.

La terza traccia, non mi è piaciuta tantissimo, forse è stata anche registrata un po’ maluccio, ma mi è piaciuta assai, come spesso accade nei lavori di Lucci.

Ma una delle mie preferite è certamente la quarta:”Satori” (no, non quello di Naruto).

In cui ci sono alcune delle mie citazioni preferite. Lucci ha MOLTE mie citazioni preferite.

“Dice che il tempo rende duri e fai la scorza

Qualcosa da ‘ste parti è andato storto mi sa

Perché ‘sta scorza non l’ho fatta mica

Che qua ogni botta lascia i segni per tutta la vita

Che qua ogni volta esse’ felici costa sempre più fatica

Tranne quando mi sorridi e mi fai il cuore con le dita

Ho fatto muro spesso intorno a tutto ciò che amo

Lo sai che il tempo esiste solo quando lo contiamo

È come una canzone che non muore fino a quando la cantiamo

Come il nostro amore, tutto quello per cui combattiamo”

Poi “Underdog”, canzone in cui ho sentito per la prima volta in vita mia il termine. E nel disco, la outro è di “Bleed – più forte del Destino”. Grazie a questa canzone ho visto il film che ho amato.

(In altri servizi streaming non ho sentito la outro)…

Poi c’è “Bickle”, con Danno. Bel pezzo, ma non l’ho adorato particolarmente. Non so, qualcosa non mi ha convito del tutto. Ebbene sì, sentite per la prima volta da quando scrivo recensioni, delle critiche. Forse la base non mi ha convito, anche se mi è comunque piaciuta…

Diciamo che son quei momenti in cui ti metti a pensare: “Si poteva far di meglio…”

E poi andiamo a “Shibumi”, la titletrack:

“Nella vita cerco lo Shibumi

La bellezza in ogni cosa, anche in frantumi

Intorno la città coi suoi colori e i suoi profumi

Mentre sopra un social network scriviamo luoghi comuni, eh già

Sorseggio un tè, cercando calma

Come quella che mi avvolge quando lei mi parla

Come una notizia bella se sei pronto a darla”

Pezzo con citazioni alla cultura giapponese. C’è saggezza in  tutto questo. Lo “Shibumi” è difficile da trovare.

Una delle migliori canzoni che io abbia mai sentito…

Neanche l’ultima traccia “Boombap” mi ha convito a dovere. Diciamo che in questo album mi barcameno tra “Molto alto” e molto basso. Tra le mie canzoni preferite di Lucci e quelle “meno”, insomma.

E quindi è un po’ strano per me. Ma come sempre, la sua musica è bella, e mi ha ancora una volta, aiutato in momenti stressanti, come fu nel 2016.

Forse alcune tracce per me son state alquanto “mosce”. E mi sembra anche brutto dirlo, sinceramente.
Vi lascio con una nota da genius:
“Shibumi è il significato di bellezza poco appariscente”, pertanto nel ritornello Lucci richiama immagini di un’apparente semplicità ma che in realtà racchiudono dentro se il senso della bellezza pura, dalla pelle dell’amata, alla possibilità di avere un tetto sotto cui vivere.
E’ questo il senso di questo brano: saper cogliere la bellezza, nascosta, modesta, ma vera.”

Alla prossima.

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Altri articoli su di lui:

Brutto & Stonato: https://loscrittorevolante.com/2021/06/02/recensione-raccontobrutto-stonato-di-lucci/
Fino al collo: https://loscrittorevolante.com/2021/05/26/recensione-racconto-riprendo-finoalcollo-dei-brokenspeakers/

Racconto autobiografico: https://loscrittorevolante.com/2021/02/11/racconto-autobiografico-lucci-brokenspeakers/

Video: https://www.youtube.com/watch?v=dKzxs6lJ-GI

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