#Recensione scritta e #Video:”Ammutinati del Bouncin'” di Murbutu.

Dedico questa recensione e questo video al mio amico, Raffaele Posulu, che mi fece conoscere il disco di cui vi parlo.

Vi invito a seguirlo su instagram, qui il link:

Video:

Allora, Murubutu. Il primo rapper che ha collaborato con la Glory Hole records che ho conosciuto. Il prof.

Ed era la prima volta che ho capito bene cosa fosse lo storytelling: certo, avevo già sentito pezzi simili, ma non mi era successo prima di sentire qualcuno che facesse esclusivamente quello.

Già dalle copertine, puoi vedere come lo stile riprenda quello dei romanzi: infatti, possiamo già pensare da quella, che ascoltare Murubutu è un po’ come leggere un libro, una raccolta di racconti… (Scusate il gioco di parole).

In questo caso, di storie sul mare: “Il mare è l’infinito vivente”.

Devo dire che inizialmente fu un ascolto molto particolare, dato che devo ammettere che il rap che ascoltavo, prima di entrare nel mondo “Emiliano”, era comunque legato alla vecchia scuola, l’hardcore.

Anche il prof è stato uno di quelli che mi ha fatto venire voglia di ascoltare di più, di andare oltre i “soliti” vecchi artisti.

Questo ha infatti scatenato la voglia di ascoltarmi, anche Claver Gold, Moder, e altri.

La voce di Murubutu, non piace a tutti. I primi tempi mi è stato difficile ascoltarlo, ma dopo, mi è piaciuto tanto, infatti ho continuato ad ascoltarlo, e non solo: sono anche andato ad un suo live:

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Ma cominciamo da “Diario di Bordo”: pensate che la musica stessa, le basi, fanno pensare al mare, fanno pensare ad una barca, che naviga, muovendosi nell’infinita massa d’acqua. Il prof ci fa sentire come se fossimo su una nave, come se fossimo, parte dell’equipaggio.

Hanno anche messo gli effetti delle onde, degli uccelli marini, per aiutarci ancora meglio a sentire l’atmosfera del disco.

Le storie raccontate, spesso sono drammatiche, tragiche. Ad esempio, in “Isola Verde”, c’è un personaggio che si suicida.

Sono storie narrate in tutto il mondo, che ci abbandona all’immaginazione: in alcuni, Murubutu specifica il posto in cui vengono narrate, in altri, no.

Anche le basi musicali, spesso sono fatte di una certa malinconia e tristezza: il prof è capace di commuovere, semplicemente ascoltando le storie.

Ci sono episodi di persone che “Non esistono”, che però, appartengono a diverse epoche storiche, come “Sull’Atlantico”, che parla dell’immigrazione che ci fu in America, quando tutti partivano per New York, a cercare fortuna.

E questo, naturalmente, succede anche in altri album del prof.

E spesso, come in “Marco gioca sott’acqua,” sono storie veramente tristi. Marco, in questo caso è un ragazzo sordomuto. Un’altra storia simile, la possiamo trovare in “Grecale”.

E ci viene detto, che sott’acqua, sono tutti uguali, non è l’unico che non sente e non parla.

Parliamo ora del pezzo più iconico, quello che è diventato uno dei più famosi: “I Marinai Tornano tardi”.

Non vi racconterò la storia, perché vorrei assaporaste tale brano, per poterlo sentire “vostro”. Comunque, vi basti sapere, che la prima volta che lo sentii, qualche lacrima mi scese dal volto.

Non vi so ancora dire, dopo tanto tempo, se è la storia a colpirmi, o come viene raccontata da Murubutu; ad un certo punto uno giunge alla conclusione che è entrambe le cose.

Sapete, devo evidenziare un difetto del disco, forse per “colpa” di aver ascoltato i successivi, è stato mixato un po’ male, il volume in certi casi, mi sembra un poco basso.

Tipo, questo lo sento in un’altra delle mie tracce preferite: “Storie di Laura”.

Però altre tracce sono state fatte molto meglio, come, la successiva:” L’uomo che viaggio nel tempo”. Forse non hanno fatto la giusta attenzione, non so dirvi.

Comunque, questa canzone è veramente una figata, fatta con la crew di Muru:”La Kattiveria”.

Infine, vi cito “La battaglia di Lepanto”, altro brano veramente atmosferico, che ci racconta, appunto la famosa battaglia, è musica per gente che vuole ed ha una certa cultura, direi.

E qui finisce questa recensione, spero vi sia piaciuta, ci vediamo alla prossima.

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