“Un Piromane in Ferie” Episodio 22°

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Riassunto dell’ultima: Giogio trova un ragazzo e ci fa amicizia. Si rende conto di diverse cose sulla Calabria, e decide di aiutare qualcuno, senza farsi scoprire.

Nel frattempo, la sua ossesisone ha dei momenti altalenanti…

Marco “Supermarco”, ha trovato quella che potrebbe essere la prima prova sui misteriosi incendi. Ha praticamente rischiato la vita… Ora si domanda come potrebbe sfruttarla a suo vantaggio.

Ed eccoci al:

22°:

Marco si sentiva carico: aveva scoperto un’eventuale prova. Pensava di scoprire da dove provenissero quelle candele.

Come un vero detective professionista, decise di andare a cercare per negozi, qualche candela che somigliasse a quella che aveva “salvato”.

Preso dal nuovo entusiasmo, cercò un negozio del genere nei paraggi: iniziò dal paesino proprio sotto il luogo da cui si trovasse.

Non c’era però molto laggiù. Iniziò però a sospettare, che il misterioso piromane si trovasse proprio in una di quelle case, o in qualche B & B nei paraggi.

Aveva un atteggiamento, a causa dell’entusiasmo, molto circospetto. E, senza volerlo, cercando tra quelle poche case di campagna, sembrò quasi stesse spiando una ragazza, che usciva da casa sua, proprio in quel momento.

La giovane aveva i capelli castani, lunghi, era abbastanza alta, gambe lunghe. Aveva degli occhi castani luccicanti, profondi.

I due si guardarono, il buon Supermarco la osservò per qualche secondo. Si rese conto che la situazione fosse imbarazzante.

Però, gli sembrò di riconoscerla.

<< Oh, cazzo.>>

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  • Sei l’amico di Stefano? – Fu proprio lei a spezzare quel silenzio.
  • Ah. Ehm- sì! Tu sei… beh non ricordo il tuo nome, sinceramente.
  • Paola.
  • Sì, sì.
  • Ti ha mandato a spiarmi, per caso?
  • No ma che… Stefano potrà esser sembrato in un modo, ma non lo farebbe mai!
  • Lo dici perché sei suo amico?
  • Anche tu lo eri, prima. Dovresti saperlo che comunque è una brava person… Non sono qui per questo. Ti dico la verità: sto cercando un criminale. Sto facendo l’investigatore privato, la mia presenza qui non ha nulla a che fare con te. Neanche sapevo vivessi qui, te lo garantisco.
  • Sì, scusa… – Disse la ragazza, dopo aver riflettuto un attimo. – Temo di essere un po’ paranoica.
  • Non c’è problema. – Rispose Marco. – So che qui in questo paese… Ho vissuto fuori e conosco certi modi di pensare. Anche lui, ed è per questo che ci sentiamo come pesci fuor d’acqua. Ora, non mi interessa nulla, sono qui per un altro motivo, e ho anche detto a lui, che sbaglia a pensarti ancora e a non riconoscere che ti sei fatta influenzare dai idee della gente cogliona con cui hai parlato: ma sappi che lui non è stato l’unico a sbagliare. Ve ne approfittate a dare torto a lui, solo perché è buono. Vabbè ciao, devo cercare un B & B!

La ragazza rimase sbigottita. Pensò un attimo che il discorso fosse autocontraddittorio. Dopo qualche secondo, si diresse verso la sua macchina: anche la sua era una cinquecento grigia.

<< In questo paese abbiamo tutti le stesse macchine>> pensò Marco, che aveva già lasciato alle spalle la giovane, in ricerca del “suo” piromane.

  • Lo trovi là. – Paola gli indicò un posto vicino al ristorante del luogo. – Mi raccomando, mi conoscono qui. E in quel posto, sono amici.

Detto questo, entrò in macchina e partì.

<< Huh. Forse comincio a capire perché Stefano ha un po’ perso la testa per questa tizia.>>

Sembrava proprio fosse una “tosta”.

Del resto, Marco sapeva bene che più una cosa SEMBRA irraggiungibile, più siamo attratti verso di essa. Una prova, da superare.

E Stefano pensava di poter superare ogni ostacolo, e realizzare ogni sogno ed obiettivo.

Comunque, Marco pensò a chiedere in quel B & B: ma al momento, non c’era nessuno. Domandò allora se qualcuno avesse comprato qualcosa di recente in quel paese:

  • Non so. – Disse il proprietario del posto. – Sto qua solo d’estate, in verità. Chiedi al ristorante.

“Ristorante da Bruno”.

Erano le 11 del mattino, il ristorante sembrava in procinto di ricevere clienti per il pranzo. Marco vide un giovane con i capelli a caschetto neri, che voleva appendere un poster, in cui erano raffigurati dei personaggi di un manga giapponese.

  • Che fai, Ugo? – Chiese un signore a quel ragazzo. – Vieni a darmi una mano.
  • Questo qua si chiama Bruno. – Disse Ugo, indicando un personaggio con i capelli neri lunghi, che indossava uno strano cappotto bianco con puntini neri, come un dalmata.

Il signore sbuffò: il ragazzo si mise ad aiutarlo.

  • Scusi! – Domandò Marco, – chi è il signor Bruno?
  • Sono io. – Disse il signore. – Vuoi mangiare qualcosa?
  • Non sono mai stato qui, finora.
  • Abbiamo dell’ottimo baccalà fritto.
  • Magari un’altra volta, signor Bruno… Posso chiamarla così?
  • Fai pure, giovanotto. Questo è mio figlio, Ugo. Cosa posso fare per te?

<< Bruno e Ugo? Beh, forse non aveva molta fantasia con i nomi…>>

  • Sapete se qualcuno ha comprato una casa in zona, negli ultimi anni?
  • Sì, sì. Un signore che proviene da Torino, mi pare. Ha preso una casa proprio lì, vicino quella dove abita Paola.
  • Paola? – Marco fece lo gnorri.
  • Sì, la “nostra” ragazza. Viene sempre qua a darci una mano, e porta qualche suo amico ogni tanto.
  • Capisco, grazie! Verrò anche io, più in là.

Supermarco uscì, e pensò alla strana coincidenza che il signore che aveva preso quella casa, provenisse proprio da Torino. Improvvisamente ricordò dell’uomo incontrato nel treno, che consoceva la Calabria… Chissà se?…

E in effetti, il nome sul campanello era Giorgio.

Giorgio Baresi.

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