#Recensione:”Full Moon Confusion (Desert Edition)”

Il bestione è tornato con un’espansione di “Full Moon Confusion”.

Ed è un’ottima roba, sono felice di poter affermare che, prima di scrivere questa recensione, (mi sa che domani dedicherò la puntata del #Podcast, #WeeklyRAP a lui), l’ho ascoltato più volte.

È sia sulla stessa scia dell’album, diciamo, principale, ma c’è qualcosa che cambia, anche se lo stile del bestione, rimane uguale.

Quando ascolti Jangy, non sono testi “concious”. Per me è roba hardcore, che parla di vita normale, forse è musica che parla di cose normali, un po’ di “trap”, non c’è musica troppo riflessiva.

Mi diverte ascoltarlo, è una cosa che capita poco spesso. Nel senso, la musica che mi “fisso” ad ascoltare è spesso qualcosa che mi rispecchi, in questo caso, è la parte più incasinata della vita, sì, ma senza la riflessione.

Credo sia musica un po’ festiva, anche un po’ estiva, in alcuni tratti, data la stagione.

Quello che voglio comunicarvi, è che, anche se sono il primo a cercare la musica più … “Filosofica”, non c’è niente di male a lasciarsi andare con un ottimo ritmo.

Certamente, sono attratto soprattutto da musica di “nicchia”, e non lo faccio per farmi il figo, è semplicemente così.

La prima traccia, ci introduce per bene in  questo “viaggio nel deserto”, “Caracal”.

La seconda, “Bootcamp”, mi è piaciuta molto. Suoni ruggenti, musica fatta bene, si muove la testa a tempo, è roba godereccia.

Ho gradito la presenza del buon Rak in “Vita Buena”, altro bel pezzo.

Credo che il mio preferito sia stato “Rumba” con Jack The Smoker, e “Ghostrider” con Lexotan e Funkyman.

L’album ha un ottimo ritmo, ti “pompa”, ti intrattiene.

Le basi danno la giusta atmosfera ad ogni pezzo, si sente il “richiamo” del deserto. Dalle immagini, siamo in un’ambientazione quasi alla “Mad Max”.

Comunque, questa “parte 2”, è, per me un ottimo lavoro.

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Qua potete trovare la recensione di “Full Moon Confusion”: https://loscrittorevolante.com/2020/12/06/recensione-full-moon-confusion-di-jangy-leeon/

Comunque, nel complesso ottimo album, buono anche per allenarsi, e il bestione si allena assai, consiglio.

Onestamente, ribadisco una cosa che ho detto diverse volte, su questi tipi di musica, sperimentale, forte, che ti arriva in testa, senza però “invadertela”.

Ovvero: non sono come i classici “tormentoni”, che hanno quella funzione, per essere fin troppo orecchiabili, sono canzoni che ti entrano in testa perché le ascolti con piacere, mi spiego?

E, mi accorgo, che spesso porto musica un po’ “fuori dagli schemi”, parlo sempre a mio gusto, e tesso lodi di qualcosa che trovo molto “saporito”.

Sono molto “spaziale” con i gusti, la musica può essere sempre bella, indipendentemente dai contenuti, ormai.

E lo posso ben dire, dopo che mi sono cominciati a piacere artisti ora mainstream come i Maneskin: voglio superare certe “Mappe mentali”.

E Jangy in effetti, non fa eccezione.

L’avevo “paragonato” a Kaos: la sua voce roca, forte, non è molto orecchiabile.

Ovvero, la mia “comfort zone musicale” è proprio questa, quella che ascoltano in pochi, mentre è “discomfort”, quella che ascoltano tutti.

Ascoltate Jangy, insomma: potrebbe darvi qualcosa di inaspettato.

A domani, con la puntata che dedicherò a lui!

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