A Cesare Pavese.


In virtù dell’ultimo episodio del podcast, in cui ho letto gli ultimi capitoli de:”La Luna e i Falò”:

Ho scritto una tesi su di te,

mi sono ritrovato nelle tue parole,

nei tuoi racconti.

Molte cose che ho letto, le sento anche mie.

Forse eravamo molto simili,

forse è solo una sensazione che ho,

ma mi sento così.

Ma mi dispiace molto , non poter ammirare del tutto quest’uomo. Mi sento simile, ma vorrei vivere una vita diversa, meno presa dalla depressione, e dalle tendenze suicide.

Però vi dico una cosa che ho pensato… Sarà brutto da dire, ma se non hai pensato almeno una volta di farla finita, non hai mai conosciuto veramente il dolore e la depressione. Quando arrivi a quel momento, significa che hai toccato il fondo.

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Forse è lì la sfida: se sopravvivi, hai fatto la tua scelta, forse hai vinto contro le problematiche…Se muori, hai…Perso? O semplicemente hai preso una decisione e basta?

Le decisioni drastiche raffigurano la nostra vita, sappiamo che non le vogliamo prendere, e che ci cambieranno la vita. Cerchiamo di evitarle…ma sono necessarie.

Come quando decidi di cambiare te stesso, o alcuni rapporti. Del resto, lo so bene, dato che l’ho vissuto ultimamente.

Certe volte mi chiedo, se fossi stato un po’ come Pavese, se mi fossi già ammazzato. C’è la differenza della caratteristica di avere la speranza: sapere che sì, la vita è fatta di decisioni definitive, ma … dall’altra parte sappiamo che dopo il temporale esce il sole.

Il fatto è che le gocce di pioggia di quel temporale, sono le nostre lacrime…

Insomma, la vita mi ha sempre dato speranza, anche contro gli scogli più duri, e le porte più chiuse. Darei pugni ad esse, ma ho deciso invece di aspettare, al di fuori.

La speranza è la cosa che ci tiene in vita, e forse, quando la perdi, la vita smette di avere un senso.

Mi sarebbe quasi piaciuto poter salvare la vita, di un uomo, che ritengo simile a me.

Nel frattempo, sto ancora sforzandomi molto per salvare la mia,

uscendo fuori dal mio copro, dalla mia testa.

Non è sempre il mondo, le altre persone, siamo noi il nostro nemico, la fottutissima rabbia, la fottutissima depressione.

… Se solo non fosse per loro, ‘ste dannate. Che ci cambiano. A volte ci salvano pure.

La sofferenza è la nostra speranza.

E sono entrambe invisibili, e per le altre persone, ahimè, incomprensibili.


Ciao, Cesare,

ti adoro, ma come te, forse, anche se ci sono, non ci vorrei mai finire.

Se ti va, supportami, seguendo il blog, i miei social media, ascoltando i podcast, e condividendo i miei contenuti!

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Mi faresti un grande piacere 🙂

Grazie mille, in anticipo. 😊

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