Recensione di “Diamond Is Unbreakable”.


Ne ho parlato nel podcast di oggi!

La serie più leggera, a mio avviso, di tutte “Le Bizzarre Avventure di JoJo”. Sembra quasi che l’autore abbia voluto portarci un po’ in una pseudo-normalità. In una “vita di tutti i giorni”, con le sue, appunto, bizzarrie.

Del resto, è l’unica che viene svolta unicamente in un luogo (La città di Morioh-cho, ispirata, a quanto ho letto, alla città natale di Araki).

È veramente una serie senza una trama particolare, sembra che il cattivo, Kira, sia stato messo lì quasi per forza.

Devo ammettere che quando la vidi, nel 2016, non colsi i pregi, però, della serie. Mi era sembrata solo qualcosa piena di puntata distaccate tra loro, quasi a creare solo filler. Poi, scoprii che anche nel manga è così.

Del resto, l’anime di JoJo, non ha filler, e non è così raro vederne uno. Credo che solo le serie più mainstream, le abbiano.

Più di JoJo, intendo.

Credo che l’autore lo abbia fatto apposta, distaccandosi quasi totalmente dalla serietà dei precedenti. Prendiamo anche solo il protagonista, Josuke: forse il più normale di tutti i Jojo, non sembra neanche avere qualche caratteristica delal sua personalità che lo contraddistingua più di altri.

Sì, a parte il fatto che si incazzi una bestia, quando gli critichi la capigliatura… ma diciamocelo, cos’è che lo contraddistingue in modo veramente incisivo?

 

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Jonathan Joestar: un uomo con una grande nobiltà d’animo, compassione e senso della giustizia,

Joseph Joestar: scaltro, apparentemente spensierato e dotato di grande empatia.

Jotaro Kujo: freddo, calmo, concentrato, e capace di mantenere le promesse.

E Josuke? Beh, forse è questa la sua caratteristica: la normalità. Essere proprio un ragazzo del liceo giapponese, che vive la sua quotidianità… Con gli stand. Che, tra l’altro, anch’essi assumono un significato diverso.

Infatti, non sono solamente o prevalentemente pericolosi o mortali, come nella serie precedente. Alcuni, potrebbero anche essere considerati innocui, dato che non hanno nemmeno la capacità di uccidere direttamente, come se fossero più di “supporto”, piuttosto che combattimento. (Ad esempio Echoes di Koichi).

E, Yoshikage Kira, non è lo stesso cattivo di Dio, essendo un serial killer, preferisce che meno persone sappiano della sua esistenza.

Però ci pensavo guardando una puntata ieri… ma che problemi ha Hayato a spiare i suoi genitori? Sono tutti così pazzi furiosi in questa serie, che si potrebbe dire, che Kira non sembra nemmeno così diverso.

Se il bambino non fosse stato un pazzo a spiarli con le telecamere in camera da letto (ripeto, che problemi hai, compà?), non sarebbe mai stato sgamato di nuovo, o non così facilmente, ecco.

Vabbè, insomma un po’ di forzatura pure qui, eh?

Insomma, pregi e difetti, ma non è poi così brutta. Forse questa sì, le altre direi di no. Ma queste sono le ragioni, per cui DIU, è quella che ho preferito meno.

Però, da rivedere, per un po’ di sensatezza, più o meno, di un liceale come Josuke, che fa questa comparsata, esattamente come Giorno, successivamente, per poi, in un certo senso, sparire.

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