“Un Nuovo Mondo” – Parte 4.

Parte precedente qui.

Di nuovo l’uomo si svegliò accanto a lei. Di nuovo immobile.

La abbracciò, anche se non si muoveva. Era stanco di provare dolore.

E decise di farsi un giro in quella città: vide poca gente, soprattutto in macchina. Dove lui passeggiava, c’era sempre poca gente.

Quando voleva stare da solo, sapeva esattamente dove andare.

Si rese conto, infine, che era stanco di essere arrabbiato. Così, una sera, passeggiò nello stesso posto per qualche ora, e si disse che voleva essere il migliore amico di sé stesso.

<< Dato che nessuno lo vuole essere per me, lo sarò io.>>

Pensò, mentre guardava il vapore ricoprire la città.

Era in un parco, e non c’era quasi nessuno. Così, camminò e camminò, discutendo delle sue cose.

Parlò con sé stesso, come se stesse parlando con un amico, in realtà era da solo. Era come se fosse lui ed un altro lui.

E si disse che doveva liberarsi dalla rabbia.

E fu così, che dopo un po’, iniziò a liberarsi della rabbia. Comparve una creatura misteriosa. Un uomo con la testa di corvo, con un lungo cappotto blu, una katana e un cilindro nero.

Gli mise la mano sulla testa, e iniziò ad uscire fuori di lui un grande serpente marino nero. Una creatura mostruosa, che uscendo fuori di lui, gli provocò un acuto dolore in testa.

Questo mostro si chiamava “ceppe”, era la serpe che aveva incontrato, appena era entrato in quel nuovo mondo.

Dopo che uscì, l’uomo disse al suo demone:

  • Sei libero.

Così era libero sia il mostro che colui che lo conteneva, che iniziò a sentirsi strano

E stanco.

L’essere misterioso era scomparso…. Tornò dunque a casa a dormire.

Il giorno dopo, si svegliò, sentendosi sempre strano… molto strano. Non capiva ultimamente se era raffreddato, oppure se aveva qualcosa dentro che lo faceva stare male.

Ormai credeva che, in effetti, i malesseri che provava erano provenienti da una matrice psicologica.

Il giorno dopo, decise di andare in un posto, in una zona periferica della città. Si incamminò, attraversò la stazione, così piena di vapore e di treni da cui usciva tanto fumo.

E giunse in una zona, piena di case popolari, in un posto preciso dove aveva seppellito un altro antico demone.

  • Ritorna in vita, Versus.

Il demone, da quel luogo sperduto, tornò in vita.

Una creatura umanoide, tutta nera, con gli occhi chiusi, sembravano cuciti.

  • È ora che io faccia una cosa, che avrei dovuto fare molto tempo fa.

Il demone lo seguì, mentre si faceva strada tra quei palazzi, e entrò in un piccolo vicolo, per poi uscire sulla strada, mentre un sacco di cani, dai balconi, abbaiavano.

L’uomo risalì, verso un luogo che un tempo per lui era importante. Vide lo spettacolo delle montagne, che si apriva, su uno spazio vuoto.

  • Dovrei portati in un posto più simbolico per farlo… no, non importa.

Giunse in un posto poco lontano, dove conservava il ricordo di qualcosa successo dieci anni prima. Quella città nuova, in fondo, era sempre la stessa. Era solo cambiata l’epoca.

  • Sei libero. E così, lo sarò anche io. Avrei dovuto farlo prima, ma, solo ora capisco quanto sia necessario, lasciar andare la propria oscurità.

Il demone non parlava, non lo aveva mai fatto, anche se ne era capace. Era così diverso, ora. Ora che non aveva la stessa forza, ma diversa.

Non sembrò né felice né triste di essere libero.

L’unico che provò rammarico fu il suo “padrone”, che si accorse quanto era stato dipendente dai suoi demoni fino a quel momento.

E tornò a casa, e nella via del ritorno, incontrò ancora quell’essere con la testa di corvo:

  • Chi sei?
  • Sono il tuo spirito combattivo, il tuo istinto. Randurass.

L’uomo fu stupito, ma allo stesso tempo, sentiva anche di averlo sempre saputo.

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