La Cosa Giusta.

Più vado avanti. Più vedo che la vita che vivo io, non è poi così unica, che troppa gente vive i miei stessi casini, che fin troppa gente, diventa succube della propria rabbia.

Ma, mentre loro l’assecondano, io gli dico di non farlo, di salvarsi… ma alla fine, mi dimentico cosa sia la cosa giusta, mi dimentico perché non capisco più, in mezzo a queste storie…

Alla fine, io che cosa volevo? Cos’era la cosa giusta? Lo dimentico, mentre tutto fuori piove, e tuona.

Io non lo capisco più, perso in tutti questi dubbi, questa rabbia, questa intolleranza.

Sono una persona che prova empatia, la rabbia di una persona, mi colpisce, soprattutto se la trovo molto simile alla mia.

Si cambia, non si vuole cambiare, si scappa, si esce pazza, ci si dimentica cosa si era, cosa si vuole.

E io sparisco, dimenticandomi cosa volevo… alla fine tu, cosa volevi? Non l’ho mai capito. Non ho mai capito cosa sentissi, pensavo di capirlo, alla fine…

Senza nulla in mano, guardando cosa mi resta nelle mani che mi si sgretolano, non ho nulla in esse. Diventa tutto polvere, diventa tutto fumo, qualcosa che non si può afferrare.

Cosa si rende, cosa si tiene? In mano, solo cenere.

Dimmi, a cosa serve, siamo solo impazziti a sbattere la testa contro i muri, che non si abbattono, non si superano, non si saltano, non si aggirano.

No, questo muro è troppo alto, troppo lungo, troppo forte.

Ce l’abbiamo contro una persona, contro una situazione, o contro la nostra vita? Vorremo cambiare tutto, dalla A alla Z.

Molte cose non le scegliamo, e quando lo facciamo, ci sfugge comunque tutto di mano.

Moriamo, piangiamo, restiamo soli.

Diventiamo stanchi delle persone, diventiamo pazzi, non vogliamo più nulla, se non una cosa sola, quella che non possiamo avere.

Avoja tutti ‘sti tentativi, cazzi e mazzi. Nulla, non serve a nulla. Sembra quasi che fai schifo, senza sapere perché. E resti solo.

E resta un grosso vuoto in pancia, la fame che non si può soddisfare.

La fame di avere quelle cose, quelle cose che colmano il vuoto. Più vado avanti, meno voglio accontentarmi. Ho fallito troppo per accontentarmi, voglio riuscire, vogliamo riuscire.

Ed è questa intolleranza, che poi ci fa impazzire.

E poi, alla fine, qual è la cosa giusta? Ora che vedo altre persone soffrire come me… impotenti, inermi, ma che vorrebbero poterci fare qualcosa.

Ed io, non ho altra scelta che chiudere gli occhi, cercando di dimenticare e di non sentire, tutto questo frastuono.

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