Un Piromane In Ferie – 38°Episodio:”Bologna”.

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Episodio precedente qui.

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale.

Dato che nessuna delle persone descritte esiste realmente, e quindi non vive le sperienze descritte. (Ovviamente).

.

Che strano, tornare lì, dopo tanto tempo. Proprio con lei: quella per cui lui voleva tornarci ancora a Bologna.

Come una fuga, o un semplice rifiuto dell’ordinario e ripetitivo scenario che ormai, la vita gli aveva dato, da quando si erano litigati fortemente.

Ricordava ancora le bruttissime parole usare, e solo in un modo simile, potevano tornare amici, ed innamorati. A volte pensava di essere troppo buono, specialmente con chi, parole gentili, con lui, aveva smesso di usarle.

Se fosse stato qualcun altro, non sarebbe mai stato mano nella mano con quella persona, e non avrebbe mai avuto lo stesso entusiasmo nel far vedere la città che amava.

Eppure, era proprio con la donna che amava, che riusciva a farlo, nonostante tutto.

E, forse, anche Silvia si rendeva conto di qualcosa che non andava nel suo uomo, ma nessuno dei due, affrontò l’argomento.

Era sempre quel dannato passato, che i due, speravano di seppellire, vivendo quel futuro radioso. E così, sarà.

Anche Giorgio, sembrava avere la stessa intenzione con la sua donna, mentre camminavano tutti per via Rizzoli.

Stefano era commosso nel rivedere Bologna dopo tutti quegli anni in cui era stato distante; da una parte il ritorno della ragazza di cui era innamorato, dall’altra il ritorno nella città che amava… Era un periodo pieno di emozioni.

Il piromane e la compagna, andarono verso piazza Maggiore.

Lì, si sentì un uomo cantare, e una chitarra acustica insieme:

Stefano riconobbe quella canzone, e senza dire nulla a nessuno, si diresse, con il cuore commosso verso quella voce.

Vide un uomo che non conosceva, con la barba grigia, nera, e una bombetta in testa. Aveva una chitarra acustica sulle spalle, e stava in piedi.

Mentre suonava guardò quel ragazzo, che si commosse davanti a lui.

Dopo aver finito il brano, l’uomo si presentò al giovane:

  • Valentino. – Disse, semplicemente.
  • Stefano.
  • Tho, anche tu Calabrese, eh?
  • L’hai capito subito. Lo conoscevi?
  • Pensa che per lui ho imparato a suonare…
  • Vivi qui?
  • No, non proprio. È una lunga storia, che sarebbe meglio non raccontare. Ma magari più in là.

Supermarco e gli altri si erano avvicinati, e domandarono a Stefano cosa succedeva.

L’uomo e il ragazzo si guardarono negli occhi, gli sembrò di conoscersi da lungo tempo, sembrava avessero vissuto cose molto simili.

  • E tu, come lo conoscevi?
  • Ero venuto qui, scappando dalla mia città e poi…
  • Anche io scappai, ma fui costretto. Che ci fate qui, giovani?
  • Nulla. – Disse Supermarco.
  • Oh, oh. Purtroppo per voi, riconosco quando c’è qualcosa di losco… e anche, purtroppo per me.
  • Embè?
  • Un adulto potrebbe aiutarvi, non credete?

Si mise a suonare un’altra canzone:

In quel momento, anche Gabriella fu rapita dalla musica, e si diressero verso l’uomo.

Anche Giorgio ebbe l’impressione di conoscerlo da una vita, mentre ascoltavano rapiti, la sua voce.

Dopo che smise di suonare, disse ai ragazzi:

  • Allora, qual è la vostra storia?

Si fidarono di quell’uomo, che mentre li ascoltava, metteva a posto la chitarra e il resto.

  • Beh, siamo sempre tutti in fuga da qualcosa. Credetemi, ho avuto a che fare con qualcosa di simile, tempo fa.
  • Che dovremmo fare?
  • Beh, io sono uno che crede, per esperienza personale, nella redenzione dei criminali. Quindi, parliamoci.
  • Ma come lo troviamo?
  • Non sarà difficile. – Disse una voce, alle loro spalle. Era Giorgio.

Seguì un lungo silenzio.

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