“Un Nuovo Mondo” – Parte 11.

Parte 10: qui.

L’uomo era infine entrato nel bizzarro edificio, vide alla sua sinistra un tavolo con una pietra luminosa, a destra delle scale di legno.

Sapeva che doveva salire, però, quella pietra luminosa, non sapeva se era lì per fare luce, o per altro. Era quasi tentato di prendersela, ma… era troppo grande.

Iniziò a salire le scale, per qualche strano motivo, da solo, gli vennero in mente delle visioni.

Vedeva vari scenari, in cui prendeva scelte diverse, in cui cercava di comportarsi in maniera diversa, ma, alla fine, ogni cammino portava alla stessa meta: in ogni caso, la perdeva, si perdevano. La cosa, non era destinata a perdurare.

Quindi, anche se avesse evitato di fare certe azioni, era dunque destinato a ritrovarsi in quel nuovo mondo?

E com’era possibile che in quel luogo potesse vedere queste cose?

La salita sembrava lunghissima, mentre i suoi compagni combattevano contro quei misteriosi esseri.

Randurass lottava contro l’uomo-gazza ladra, la sua “controparte”. Il nemico era davvero pericoloso, dalla sua bizzarra arma, uscivano scintille viola che rischiavano di fulminarlo.

L’uomo-corvo, possedeva una grande abilità e spirito combattivo, sapeva che tale avversario non era facile.

Nel frattempo, neanche Gugu se la cavava tranquillamente: egli usava bizzarre magie contro il Cavaliere nero: dalle sue mani sprigionava del fumo verde, ma non sembrava sortire effetto.

D’altro canto, il grosso nemico brandiva una grossa alabarda, che manovrava con semplicità, nonostante la stazza. Se la guardava male anche lui!

Invece, Guguceppe, contro colui che gli puntava il fucile, sembrava essere messo meglio: anche lui usava un’arma a distanza: aveva trasformato il suo braccio in un cannone che sparava palle blu luminose: il suo nemico ne venne colpito: non sembrava abbastanza agile per schivarle.

Infatti, ricevette delle ferite, che lo costrinsero a cercare riparo.

Il demone non sapeva se inseguirlo: temeva fosse una sorta di trappola.

Sparò dunque qualche colpo al cavaliere che stava attaccando Gugu, però non sortirono alcun effetto.

Rifletté un po’ se seguire o meno il suo avversario, quando, un colpo di fucile lo colpì alla testa; il demone non mirò, e del sangue di colore azzurro, gli calò dalla tempia.

Si decise a cercare il nemico, che ora sembrava sparito nel nulla: si pentì della sua scelta.

Nel frattempo, l’eracolatore sentiva voci che gli domandavano:

  • Cosa faresti se tornassi indietro? Sei sicuro che cambierebbe qualcosa? E invece in ogni caso, sarebbe la stessa cosa. Forse solo una possibilità su un milione, potrebbe farti ottenere ciò che vuoi…

Dopo la rampa di scale, giunse in un’enorme sala a forma sferica, con travi di legno, piena di buchi di forma triangolare che facevano vedere l’esterno.

Era una bella giornata, qualche nuvoletta, era sereno. Non faceva molto freddo.

La voce che sentiva, sembrava provenire da un’altra pietra luminosa, di colore azzurro, più piccola.

  • Prendimi, e ti farò tornare indietro.

Non sapeva se ubbidire. Del resto, voleva davvero tornare indietro?

Rimase fermo a riflettere, quasi in sogno; un urlo di Gugu lo fece riprendere, doveva sbrigarsi.

Prese d’istinto quella pietra misteriosa, e continuò a salire per le scale.

Si sentiva, comunque, mentre saliva, sempre più leggero. Così…

Giunse alla fine, a una grande soffitta, era quasi alla cima della torre, così in alto, che le urla della battaglia non lo raggiungevano.

Vide che per raggiungere la mongolfiera, doveva fare qualcosa di complicato: in quella soffitta era tutto pieno di vecchie fotografie in bianco e nero.

Ricordi sbiaditi, speranze, sogni. Molte cose erano cambiate, molte cose, erano morte.

C’era un’altra parte della torre sopra di lui, non sapeva come raggiungerla, era lì dove si trovava la mongolfiera… era tutto pieno di ingranaggi.

In qualche modo, capì che quegli ingranaggi erano parti di sé, ricordi che doveva mettere in ordine. Così fece, come in un sogno… e la via si aprì. Non era pensieroso o addolorato per quei ricordi, sembrava essere molto più razionale.

Comprese, in effetti, che il passato, anche se si cambiava, restava uguale. Solo con due cose poteva essere diverso: non aver mai incontrato certe persone, o essere molto, ma molto più discreto ed indifferente. Più freddo.

Come ora, era capace di essere, e gli piaceva essere. Perché non desiderava che qualcuno lo capisse, per poterlo, eventualmente, ferire.

Infine, vide che per andare dalla mongolfiera, doveva salire una scala sospesa in aria. Surreale!

Arrivò a destinazione molto velocemente, prese la mongolfiera di colore verde, e si lasciò andare. Era altissimo lassù, non riusciva neanche più a vedere i suoi compagni.

Si sentiva così… dannatamente leggero.

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