Perdita della Fede/Cinismo.

Come siamo diventati, in fondo? Cosa siamo, oggi, dopo che il mondo, la vita, le persone ci hanno deluso più volte? Non sento più nulla, dentro di me, se non un’estrema razionalizzazione, quasi quasi, sto diventando, o sono diventato quello che qualcuno si aspettava che io già fossi diventato:

una persona con tanta insofferenza, drasticità, realismo, e cinismo.

Non sento praticamente più alcun sentimento, non riesco più…

Sto diventando così pratico: se ci sei bene, sennò vaff***, insomma.

E mi annoiano le persone che si fanno troppi problemi, come me li son fatti io, ormai sono diventato, o sto diventando “uno di loro”, un Sith.

Scherzi a parte, mi rendo conto di come, ormai, io mi senta più “vuoto”, o forse, più pieno di altri modi di vivere e di pensare, piuttosto che quelli di prima.

Però, non saprei, non ho mai ritenuto tali modi, “miei”. Quasi non mi riconosco più, eppure sono sempre io, sono arrivato fin qui, ma spesso mi domando: “come cazzo ci sono arrivato?”

Alla fine il come lo so, anche se non l’ho mai capito appieno.

Tuttavia, ho quasi uno “spavento”, nel ritrovarmi in questo modo, così poco tipico, così distaccato, così…” non io”.

Ed è qualcosa che mi crea un po’ di disagio.

E, vedo anche altre persone, colpite da questa …”perdita della fede”. Ormai, diventati talmente tanto delusi, da non poter fare passi in avanti.

Ma, mi chiedo, è giusto così? Mettere il cuore da parte, in cassaforte?

Non si può vivere a metà, solo con una parte di te, solo con la razionalità: io punto all’equilibrio. Chi dice che non crede nell’amore, chi pensa che persone come me, le “emotive”, siano sbagliate, non hanno capito molte cose.

Innanzitutto, non è detto che essere sensibili sia sinonimo di mancanza di intelligenza, idea che sembra diffusa: come se avere dei periodi di prevalenza di sentimenti (altro disequilibrio, lo ammetto), sia anche sinonimo di grande ignoranza.

Io penso che sia bene avere un equilibrio tra cervello, cuore ed istinto, ascoltando sempre tutte le parti di te, tutte con le loro esigenze.

Parlando di una certa fame, si potrebbe dire banalmente che:

Il cervello ha fame di conoscenza, di sapere,

il cuore ha fame di amore,

l’istinto della nostra parte più fisica, “bestiale”. La parte della fame più fisica: mangiare, istinto di sopravvivenza, e voglia di far sesso, ‘nsomma.

Penso sia necessario, in un rapporto con un’altra persona, avere tutte queste cose, ma, soprattutto, rapportandosi con noi stessi.

Per questo, in qualche modo, mi preoccupo quando succede di sentirmi senza una di queste cose, puoi andare fuori controllo, com’è già successo.

Tuttavia, l’equilibrio è ben difficile.

Se vivi periodi in cui “non te ne va bene una”, cominci a perdere la fiducia, anche se continui a fare, non capita mai di sentirsi come se…” mancasse qualcosa”, alla fine?

Non si può vivere a metà, lo ribadisco. Non credo sia vita, quella vissuta con dei (spesso inutili), limiti. Dovremmo essere più liberi.

Ma credo che il modo in cui si sia trasformata la società odierna, stia contribuendo alla distruzione del credere in un futuro, in qualcosa di più sostanzioso dell’eterno presente che ci sentiamo “costretti” a vivere.

Allora, potremmo anche dire che l’amore non esiste, che c’è solo “figa e cazzo”. Che Dio non esista, può darsi, ma non dobbiamo vivere senza credere in nulla.

Almeno, crediamo in noi stessi, o no? Per il resto, restiamo senza quasi nulla in mano.

Ed io che parlo così tanto, con queste sfaccettature tra la freddezza e il calore, la voglia di qualcosa di “caldo”. Tra la razionalità ed emozione, mi rendo conto della mia ineluttabile umanità.

Tra il credere ed il non credere, insomma.

Mi sono reso conto, che se spegnessi le mie emozioni, o le reprimessi, sarebbe come non vivere. Non è tanto diverso da come vivevo prima di questo… “Risveglio”.

Forse, per stare completamente in pace con sé stessi, qualcosa bisognerà tenerla, forse, il “cinismo estremo” è roba da Dr. House, forse.

Ed invece, se non si fa attenzione, si potrebbe finire in un modo totalmente distaccato dalla nostra reale personalità.

E questo sì che mi spaventa per davvero: sentirsi morti, vuoti, da vivi.

Più di ogni altra cosa, più di ogni fissazione e/o ossessione. Vedo altre persone che sono diventate, o stanno diventando così.

Certamente, la razionalità è utile, ma come ogni altra cosa, bisogna maneggiarla con cura, non fare affidamento solo su una cosa, o una sola esigenza.

Mi colpiscono queste persone, mi fanno … beh, quasi pena. Pensando a come, magari, prima che accadesse ciò che le ha deluse, un po’ vivevano, un po’ ci credevano.

Ed io, voglio tentare di continuare a vivere, cercando l’equilibrio.

Ora, mi sono accorto che anche io sono capace di essere cinico… ma, come altre volte, ho una grande paura di questa consapevolezza.

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