“Prendetevi Anche il Cielo” – Introduzione.

Nuovo Romanzo a puntate!

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale.

Dato che nessuna delle persone descritte esiste realmente, e quindi non vive le sperienze descritte. (Ovviamente).

Avevo scritto questo libro per la prima volta nel “lontano” 2019, ho anche partecipato al “premio Graziano”, con esso, finendo nelle menzioni speciali.

Lo riscrivo da capo, come una specie di prequel de “Un Piromane in Ferie”. Infatti qui appare Valentino, personaggio che Compare verso la fine del suddetto.

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“Che Volete, Che volete ancora…?”

Un’altra volta, il cielo era pieno di grigiore, del fumo degli incendi, così, insieme all’enorme puzza di bruciato.

Si levavano dalle colline, dalle montagne, dall’ambiente circostante.

Le fiamme divoravano gli alberi: quegli esseri immoti, eterni, silenziosi. Bruciavano senza colpe, coinvolti inconsciamente in chissà quali guerre tra gli uomini.

Chissà cosa pensavano di ottenere, uccidendo creature innocenti, distruggendo la vita.

  • Che volete ancora, da questa terra?

Una domanda senza risposta, come troppe.

Così pensava il ragazzo, mentre guardava la terra martoriata dal fuoco, posseduto da una rabbia antica, sapendo che c’era qualcun altro che decideva di toccare la sua, la loro terra.

Sentiva una rabbia talmente forte, che a volte si metteva a piangere, in quei momenti si sentiva fuori luogo: perché sapeva di avere poca libertà lì, dove si trovava.

Questo luogo da cui ogni tanto voleva scappare, e aveva spesso provato a cambiarlo lui, ma non succedeva mai, era un’utopia: come quella di voler spegnere, con le sue lacrime, i fuochi che bruciavano le sue montagne.

Era solo un’altra illusione, in fondo.

Forse era rimasto uno dei pochi ad apprezzare ancora il verde che ricopriva la Calabria, anche se, proprio in quei tempi, con tutti quei fuochi, veniva rovinato, incenerito. Era stanco.

Fissò il cielo, sentendo dentro il suo dolore, sognò di volare via.

Era solo un altro giorno, in quei luoghi vent’anni.

Da quando era piccolo si era sempre sentito invaso. Attaccato costantemente dalle persone che sembravano volere qualcosa, sembravano volere la sua vita.

E la voglia di fuggire era come un parassita, attaccato sempre al suo cuore.

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