Ero.

Ero tante cose… ero innamorato, ero comunque benintenzionato, ero amico, ero affezionato. Ero uno che voleva bene.

Ero tante cose: era anche uno che fino ad un certo punto, si preoccupava degli altri, a volte, a quello che potevano pensare, però… è così ipocrita da parte mia: non fare del mio meglio per essere uno che poteva fare finta di essere qualcun altro, per tenersi “buoni i rapporti”.

Certe cose sono più forti di me.

Però, oggi, non so neanche più chi sono.

Non era solo per una persona specifica, credo che io abbia iniziato a perdermi già da un po’… ma sapete, forse la verità è che ho cominciato a trovarmi, in verità.

Forse, rinunciare a tutto quelli che mi faceva più male che bene, è la verità su di me, su di noi.

Mi sembra di stare perdendo dei pezzi, mi sembra di stare perdendo le persone.

Mi sembra che la negatività mia e delle altre persone sia entrata profondamente dentro di me, tanto. Così tanto che, ormai, non mi interessa di niente e di nessuno.

Di nessuna opinione.

A volte penso che potrei dire la verità, ma capisco che se un amico sta bene, importa poco la mia opinione.

Se qualcuno non si fa vivo, importa poco.

Io non so che fine sto facendo. È cambiato tutto, sta cambiando tutto.

Avevo fatto affidamento su cose che erano illusioni, pensieri, speranze, ma sono come il fumo: non posso afferrarle.

Sento come se la negatività mia e di troppe persone sia entrata dentro di me, un colore nero o viola. Spesso, stare con le altre persone, è più un male che un bene.

Spesso cammino tanto e sto solo tanto per smaltire questo malessere.

E ricordo come ero.

Forse ora sono disilluso, forse ora sto meglio perché non mi preoccupo delle stesse cose.

Perché non rimugino, non ci voglio stare, non troppo, o comunque non per cose inutili.

A volte penso che una preoccupazione, può trasformarsi in ossessione.

Ma è il non capirci nulla di una cosa, che ti porta a farti domande, a cui non trovi risposta, a cui non trovi rimedio.

E pensi, e scrivi. Scrivi un nome dentro la tua testa, e quasi capisco come possa spaventare una cosa: immaginando di scriverlo, invece, sui muri.

Ma è una cosa che succede, succede un po’ a tutti.

E, nella mia intimità, capisco un po’.

Ma capisco anche che non sono un mostro, non c’era alcuna possibilità che io lo possa e mai avrei potuto esserlo.

In fondo, mi trovo solo, come al solito…

E faccio una preghiera, pregando per un paio di persone che hanno fatto del male, sperando che possano essere felici… anche senza di noi.

E prego anche di essere salvato.

Prego che per me ci possa essere qualcuno, prego che ci possa essere qualcosa che mi salvi, perché una cosa è certa: continuare così non è cosa.

Non so cosa mi debba salvare di preciso: cambiare finalmente aria, o una donna, o entrambe le cose.

Mi devo salvare.

Perché qua non devo pensare a “ero”, ma al “sono”.

.

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