“Un Nuovo Mondo” – Parte 15.

Parte 14: qui

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E così, ormai si trovava in un nuovo mondo. Un posto che capiva a malapena.

Una vita che non comprendeva, una vita da cui molti si erano allontanati.

E mentre lasciava il suo passato, e il suo mondo precedente, aveva il dubbio se fosse la cosa giusta da fare: ma non sembrava ci fosse una scelta effettiva.

E tutto quello che era prima, scompariva, come un incantesimo. Si rilevava forse per quella che era sempre stata: un’illusione; e, appena anch’essa sparì, comprese, infine, che il tempo di molte cose era giunto al termine, così come capì che la sua guerra non era finita.

Dopo aver attraversato tutta la campagna, tornò nella città, dove c’erano i suoi compagni.

Gugu lo vide e gli domandò subito:

  • Hai fatto?
  • Sì, sì.
  • Come ti senti?
  • Non lo so… Non lo so. Non credo di sentire più nulla… vorrei tanto sentire di nuovo qualcosa. Ho solo rabbia.

Senza dire una parola, andò via, seguito dagli altri.

Tornò a casa, trovò di nuovo quel corpo, di quella donna, inanimato. Disse a Randurass di gettarlo via.

  • Ormai, non serve più. Il mio cuore non è qui dentro.
  • Possiamo aiutarti.
  • Come?
  • Possiamo ridare vita al tuo cuore: seguici. Andremo in un vulcano che si chiama Phrob. Lì, possiamo ridare vita al fuoco che ti aveva sostenuto finora. – Disse Gugu.
  • È necessario venga pure io? – Domandò L’eracolatore, che si stese sul letto.
  • No.
  • Allora a dopo.

L’uomo si addormentò. Era visibilmente molto stanco. Sembrava lo fosse più mentalmente che fisicamente. Non voleva più saperne di nulla.

Fu mattino inoltrato, le strade della città si popolarono di persone. Però, nessuno le conosceva.

In quel nuovo mondo era tutto ignoto, tutto senza un volto, una direzione, una definizione.

Era una città neonata, che funzionava, ma non si sapeva come.

Chi ci abitava, sembrava essere preoccupato per il proprio futuro, sembrava aver perso dei punti di riferimento, e non riconoscersi più.

Era questo uno dei lati più negativi del progresso: qualcosa di tradizionale viene meno, sparisce. Così non si sa più in cosa credere, dove andare avanti, come procedere.

Sembrava essere compito di quei tre, rimettere ordine, in quella città, che, in fondo, loro avevano contribuito a creare.

L’eracolatore era il creatore di quel posto, ma non sapeva ancora come funzionava.

Era solito dare una direzione, avere un ordine di lavoro: operai, industrie, e armonia.

Il vecchio ordine e pace erano da tempo, però, compromesse.

E il suo fondatore, era addormentato, e non sembrava intenzionato a sistemare le cose. Sembrava intenzionato solo ad andarsene via, o dormire.

La fine di una storia, era l’inizio di un’altra…

Era però il compito di chi restava, poter portare avanti, le intenzioni di chi ci ha preceduto.

E in quel caso, erano quei tre, diretti ad un vulcano.

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