Recensione:”Gvesvs” – un altro capolavoro (t)rap?

Il 10 dicembre è uscito il nuovo disco di Guè:”Gvesvs”.

Un disco di ben 16 tracce, che vanta la collaborazione di big del rap italiano e americano, anche.

L’ho preferito enormemente a “Fastlife 4”. Per me è molto più completo.

È un disco commerciale, ma è del tipo: “fatto bene”.
Non sapevo cosa aspettarmi da questo disco: un po’ mi aspettavo qualcosa alla “Fastlife”, appunto. ( Che ho inteso che molti l’hanno preferito).

Invece, secondo me “Gvesvs” si distingue perché ha maggiore varietà di basi, di tematiche, flow e collaborazioni.
Le basi sono, per me, molto più belle. È la musica di un “vecchio” quarantenne. Lui e Marra, si può dire, sono i “Mostri sacri” della musica hip-hop italiana. Almeno, per quanto riguarda coloro che sono usciti dall’underground.

Però mai banali, sempre forti, e capaci di “partorire” ottima musica.

Come ho detto nella recensione di “Noi, Loro, Gli altri”, questo è il rap che mi immagino avessero fatto alla stessa età Tupac o Biggie.

Il disco comincia alla grande, con la intro:”La G La U La E pt.2”, che ci racconta di Guè, raccontando di sé, senza autocelebrarsi troppo ma, c’è tanto orgoglio per il successo ottenuto:” Te l’avevo promesso, fra’, che ce l’avremmo fatta”.

Proseguiamo con:”Gangster of Love”, insieme alla prima collaborazione d’eccellenza:”Rick Ross”. Un pezzo che può ricordare per larghi tratti, soprattutto per la base, quelle canzoni d’amore del gangsta rap. (Appunto).

Dopo c’è una canzone molto da “tormentone”, secondo me:”Piango sulla lambo”, insieme alla bravissima e bellissima Rose Villain.
Secondo una dichiarazione della stessa cantante, in una storia Insta, questo pezzo rappresenta il fatto che puoi anche essere ricco, ma se sei solo o vuoto, i soldi non servono, insomma.

Quindi:”Piango sulla Lambo”.

Altro pezzo che mi ha “fomentato” a dovere è quello con Marra:”Daytona”.

Base gangsta-trap, bello, orecchiabile, con questi tromboni solenni, che ci aiutano ad immergerci nella tamarraggini più pura del rap.

Bellissima:” Nessuno”, il mio pezzo preferito. Quella per me più profonda, con il testo migliore.

E “come se non bastasse”, c’è anche un altro grande rapper (o ex tale): Coez.

“La verità nessuno te l’ha detta mai (Mai, mai)

Quanti ne faccio ne spendo

Glorifico il momento

Perché ogni momento non lo rivivrai

La verità nessuno ce l’ha detta mai (Mai, mai)

Ma se nasciamo piangendo

Voglio morire ridendo

Perché questo inferno non m’ha avuto mai”

 “ Se cadi dall’Olimpo, sai, ti puoi ferire (Seh, seh)
Dici di essere te stesso, ovvero finto da morire (Ahi)
Ho glorificato il fondo
Ora non sono più sicuro di essere al sicuro al mondo
Nessuno chiama e non so chi chiamare

Successivamente le più belle sono quella con Elisa:” Senza Sogni”, “Lunedì Blu”, quelle con Dutchavelli e Jadakiss, rispettivamente:” Sponsor” e “Nicolas Cage”.

Nel complesso è un otitmo album, uno di quelli che mi  fa dire che non ne salterei una.

L’unica che mi è piaciuta meno, è quella con Ketama 126:” Domai”.

Finisce tutto con “Too old to Die Young”, che già dal titolo fa sorridere: ormai  Guè ha la sua età, e non può più dire:”Live Fast Die Young”, in contrapposizione, quasi proprio con “Fastlife”.

“Fino a qui l’amore mi ha truffato

E la vita è un incontro truccato

Sì, fra’, era solo un dream (Solo un dream)

Qua vincono i cattivi

I poveri più poveri, i ricchi sempre più ricchi

Non è un film (Nah)

Il comandante ci ha mentito e guardiamo la nave andare a picco (G-U-È)

Il mio cuore è di una pu’

Ho rischiato che ho volato e Dio non mi ha voluto e mi ha tenuto giù”

Un pezzo conclusivo sia del disco, sia della vita di Guè, in un certo senso. Che ci riassume com’è il buon Cosimo Fini, alla fine. Una persona semplice, a suo modo romantica, disillusa, e realista.

Anche se è proprio uno di quelli che da “povero”, o comunque non-ricco è diventata una persona di successo, si (e ci) ricorda che le sue ideologie continuano ad appartenere ad un “ceto” più basso.

In fondo, il rap, è da sempre la musica della persona che viene dalla strada, dai ghetti, dalle case popolari. Si può dire che è quel tipo di musica che combatte il “potere”, lo stato. È di chi ama sentirsi sbattuta in faccia la verità, la realtà.

Insomma, anche se la musica rap viene fatta da chi il successo, e la ricchezza ce l’ha, questa cosa non cambierà mai.

Ma il buon Cosimo, a differenza di altri, questa cosa se l’è guadagnata appieno.

“Mi piasce, diesci”.

Alla prossima, ragazze e ragazzi!

PS: se vuoi guardare anche il video… in cui dico più o meno le stesse cose (ma anche di più):

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