Prendetevi Anche Il Cielo – I° Alba, Terza Parte:”Benny”.

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale.

Dato che nessuna delle persone descritte esiste realmente, e quindi non vive le sperienze descritte. (Ovviamente).

Ogni #mercoledì vi porto:” Prendetevi Anche il Cielo”, un romanzo che è ambientato in Calabria, e parla proprio della regione, e di alcuni suoi problemi, come la mafia, il disagio giovanile e altro…

Avevo scritto questo libro per la prima volta nel “lontano” 2019, ho anche partecipato al “premio Graziano”, con esso, finendo nelle menzioni speciali.

Lo riscrivo da capo, come una specie di prequel de “Un Piromane in Ferie”. Infatti qui appare Valentino, personaggio che Compare verso la fine del suddetto.

Parte precedente: https://loscrittorevolante.com/2021/12/22/prendetevi-anche-il-cielo-ialba-parte-3gli-occhi-delloceano/

Quella sera, infine, uscii con il buon “Benny”. Lo vidi con i suoi capelli lunghi, neri che gli cadevano molto dolcemente sulle spalle. Un ragazzo piuttosto magro, alto quasi due metri, che possedeva una calma incredibile.

Mi disse di salire in macchina, e cominciammo a discutere di piccole cose:

  • Quando sali? – Gli domandai, – potresti restare, non è ancora settembre.
  • Ma ho un esame, e qua non riesco a studiare, sono sempre un po’ distratto…
  • Come mai?
  • Mah, forse questa città mi ricorda tempi più spensierati.
  • Sei ancora giovane, dai! Pare che parli come un vecchio.
  • Eh beh, Vale… comunque è diverso dal liceo.
  • Ma non fa caldo lassù?
  • A Bologna? Sì, purtroppo. Meglio qua… ma andrò a studiare in biblioteca, con l’aria condizionata, si può fare.

Mi guardò un attimo:

  • Ma sei abbronzato?
  • Mah! Sarà stato il sole preso stamattina.
  • Vabbè io e te siamo anche un po’ scuri…
  • La pelle mediterranea.
  • Eh sì, sarà per quello che al nord qualcuno ci considera “marocchini”.
  • Succede ancora?
  • Qualche volta, ma Bolo è già diversa da altri posti
  • Ma qualcuno crede che lo sei?
  • Macchì! No, no, sennò i pistava!
  • Ma va! Statti tranquillo.

Notò che stavo sempre con il telefono in mano:

  • Ma che fai? Sempri ca scrivi! – Sembrava irritato, forse pensava non gli stessi prestando la giusta attenzione. – Chi è? Ancuna fimmina?
  • Sì, Ben.
  • Ah bene bene, chi è?
  • Si chiama Cristina.
  • La conosco?
  • Non penso.
  • Fammi vedere.

Accostò apposta per farmi aprire Instagram e guardare delle sue foto. Fece alcune espressioni come per dire:”che bona!” poi, però si mise a ridere, ed io con lui. Le facce che faceva ogni volta strappavano via l’allegria, come il solletico.

  • Scusami Vale!
  • Per cosa?
  • Hai visto che sto parlando più dialetto del normale?
  • Mah, non tanto.
  • Essì dai, che sto scherzando! È una bella ragazza, ma a parte quello?
  • Per ora sembra sia una persona seria.
  • Ma sì, vedo che non è una che posta moltissime foto al mare, a differenza di altre… – Disse, riprendendo la guida.
  • Qualcuno in particolare in mente?
  • La tua ex. Finiva sempre in… Ina, no?
  • Martina, Ben. Hai ragione, strana coincidenza, in effetti. Ma come mai questa osservazione?
  • Mah, non mi piaceva. Bellissima ragazza, per carità, ma si mostrava troppo. Sembrava dare priorità più al fatto di essere guardata che il resto.
  • Mi sa che hai ragione.

Ci fu un po’ di silenzio, qualche istante. Dopodiché Ben, che quella sera era evidentemente allegro si mise a fischiare e a canticchiare:

  • Cristina si ‘na guajjuna bella e fina, si propriu ‘na figaaaaa…
  • Che cazzo dici? – Gli domandai mettendomi a ridere.
  • Mah, per far rima!
  • Di solito non sei così.
  • Si vede che sono contento di vederti… ma là che è successo? C’è sangue!
  • Cosa? Era dove avevano ammazzato un tizio, l’ho visto stamattina. Non hanno pulito del tutto, mi sa.
  • Mamma mia.

Gli raccontai la mattinata, gli dissi di Cristina la sera prima, e anche quando avevo visto quel tipo lì, sull’asfalto, e i tipi poco raccomandabili che mi fissavano.

Per un po’ di tempo ci fu di nuovo silenzio, qualcosa di terribile c’aveva rubato la parola. La paura, di finire morti ammazzati in mezzo alla strada come quel tizio. In quel posto, anche se noi non c’entravamo nulla, non era poi così impossibile venire coinvolti dal fuoco incrociato.

.

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