Sogni Infranti.

Ogni lunedì, alle 19:00 un “foglio bianco”. Ovvero un “foglio” in cui scrivo quello che penso, qualcosa sulla mia vita, delle riflessioni e dei pensieri.

Qualcosa di semi-autobiografico, racconti indiretti della mia vita.

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Ma ti ricordi, quando credevamo da piccoli, che avremmo avuto un futuro luminoso? Ricordi che pensavi che all’età che hai oggi, ti immaginavi sistemato, insegnante, con una vita migliore? Ti ricordi?

Ricordi che hai cominciato un percorso preciso per poter realizzare questo obiettivo?

Hai cominciato come me l’università, sì, tu che leggi, avrai cominciato a percorrere la tua strada, e da giovane, come me, ci credevi. Anche tu sei ferm* nella vita? Hai cominciato a guardarti indietro? Forse non dobbiamo guardarci, però, sai… sennò ci perdiamo nei rimpianti, e in tutto il resto. A me fa paura.

Però mi immaginavo diverso, sai.

Forse, quando i nostri genitori ci hanno fatto, pensavano che il mondo sarebbe diventato migliore, eppure continua a peggiorare. Ci siamo persi, da un po’.

Mi sembra proprio di avere solo la voglia di rassegnarmi, di arrendermi. Scrivo, sì, ma non serbe vedo la soddisfazione che vorrei. Mi chiedo se dovrei smettere, in fondo.

Forse non dovrei farlo ogni giorno, forse dovrei mollare.

Credo però che forse dovrei raffinare ciò che scrivo, senza aumentare, né diminuire, cercare di migliorare quello che c’è.

La vita com’è andata? Bah.

Penso a tutto quello che c’era, che c’è stato, guardo cosa c’è oggi. Da qualche parte si sono persi tanti pezzi. Nel 2021, se ne sono persi tantissimi.

Ho la sensazione di incompiutezza, di incompletezza, non c’è più il momento in cui posso dire che quello che c’è, mi basta. Mentirei a me stesso, e non voglio.

Quello che ho, quello che c’è è veramente quello che merito? Non è che volessi precisamente avere ciò che avevo sognato da ragazzo, ma… nemmeno questo.

Forse dovrei prendermi una pausa, ma non dalla scrittura, ma da un sacco di cose.

Dalle amicizie, dalle voglie, da tutto quello che mi fa sentire, incompleto. Come quelle varie volte in cui non riesco a sentire di aver fatto un passo in avanti. Come quelle volte in cui mi sembra di essere ingannato, preso in giro.

Come quando sto con persone che sembra che predichino cazzate. Professandosi amici, e poi sparendo. Sono ancora qui ad aspettare e vedere se succede qualcosa che mi smentisca.

Ma il problema è l’aspettativa.

E sapete qual è la cosa, il difetto dell’aspettativa, a cui nessuno sembra pensare? Che si ASPETTA qualcosa.

Alla fine non ho ancora molto di quello che avrei voluto, ma in fondo, invece di aspettarlo, ho provato, credo di fare del mio meglio, ma non succede quasi mai che io abbia ottenuto un risultato per i miei sforzi.

E, dall’altra parte, c’è solo la rinuncia.

Mi domando cosa succederebbe se mi rassegnassi una volta per tutte.

Non mi aspettavo danni simili, per questa nostra sconfitta generazionale. Onestamente, mi guardo intorno, e vedo che in molti non hanno compiuto i loro obiettivi, i loro sogni.

Forse, ormai, c’è un eccesso di razionalità, e anche io devo averla avuta, perché smettere di credere, fa sentire vuoti, come se ci fosse tanto nero, su cui non si può scrivere.

Ci siamo persi, questa è la verità.

Ad un certo punto abbiamo smesso di contare, e forse, anche smesso di crederci, sembra che vadano avanti solo gli altri, in un modo che mi fa pensare: “facilmente disarmante”.

Come quando vedo dei post in cui scrivono 4 cazzate, ed io, che ne scrivo di più, ricevo meno “like”. Mi sento abbattuto, eppure questo è il mio sogno.

Cosa dovrei fare, cosa dovremmo fare, molti di noi, che si sono persi? Accettando, e continuando a farlo, alla fine, si sono immersi in un vuoto, senza via d’uscita.

Qualcuno ci ha detto di dover “accettare” ed “accontentarsi”, perché sennò stai male, o vieni deluso.

Come quando vedi delle bellissime ragazze, di cui, magari ti eri anche innamorato, andare appresso a dei palesi poco di buono, o comunque persone in cui sembra che l’amore sia assente, eppure, le donne, impazziscono, e noi appresso a loro.

O come quando pensavano di dovermi “fermare” a tutti i costi, e ancora pare che sia così, come se fossi un “supercattivo”, sul serio, come se fossi un “Thanos”.

E invece dovrei fare attenzione io, e chiudere le tapparelle, e quasi farlo in casa, almeno per un po’, perché mi sento sempre più distrutto.

Ma devo ricostruire.

Temo che la mia generazione, abbia fallito miseramente.

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