Recensione:”Strappare Lungo i Bordi”.

Benvenuti a questa recensione de:” Strappare Lungo i Bordi”, curata da me, Lo Scrittore Volante.

Ogni #martedì vi porto una recensione di film/serietv/ e anime, alle 19.00.

“Strappare lungo i Bordi”, la serie di ZeroCalcare, diventata famosissima negli ultimi tempi, stramemata, e stra-discussa. Mi sono deciso di dargli un’occhiata, ed eccomi qua. Andremo avanti per step.

Fate attenzione agli spoiler, prima di leggere.

1.Critiche preventive.

Ho letto diversi fumetti di Zero, e sono un suo fan di lunga data. Inizialmente lo seguivo solo su facebook, ma dopo ho cominciato a comprare i suoi fumetti, o meglio, libri.

Quindi ero contento di sapere che avrebbe fatto una serie, ed ero molto curioso di vederla, tuttavia ho sentito sputare addosso la serie da parte di molti, tipo:” mi sta sul cazzo che uno diventa famoso così…” come se Zero fosse diventato famoso “de botto”, senza aver fatto anni di gavetta,e  aver pubblicato libri e fumetti per altrettanto tempo, chiaro.

Oppure si pensa che sia solo pieno di modi di dire di Roma, e poco altro, ma son critiche da parte di chi chiaramente o non ha visto la serie, o si è limitato al meme, oppure l’ha vista superficialmente.

“Strappare Lungo i Bordi”, è molto, molto di più.

Non so se è invidia, ma vedo che c’è questo vizio di criticare, come se facesse più “figo”, il problema è quando poi uno la serie la guarda, e capisce che c’è chi parla a sproposito.

Quando qualcosa entra nel mainstream, senza essere però concepiti per diventare tale, le persone storcono il naso.

2. Fallimenti.

Zero, nei suoi fumetti, è sempre stato molto autobiografico.

Per quanta autoironia ci sia nei fumetti, e anche nel cartone, si vedono le sofferenze e problematiche di un ragazzo che ha le stesse delle mie. Stessi disagi, stesse impressioni. È più grande di me, ma non posso certo dire che ci siano particolari differenze generazionali.

Quando parla, ad esempio, della difficoltà di molti di noi a trovare un lavoro, al fatto di mandare curriculum “a prescindere”, è una delle caratteristiche che mostra il nostro disagio nell’assenza di impiego.

Veramente di fare ciò che ci “capita”, senza né saperlo fare, e magari neanche volerlo fare. Qualche anno fa, quando facevo colloqui e mandavo CV, in effetti lo facevo anche io un po’ “a caso”, perché non ero ancora laureato, e non avevo una “direzione”. Questa però non può essere colpa solo di noi giovani.

Per me, in questa serie viene rappresentato più volte il fallimento di alcune cose della società, della nostra generazione, e forse, anche delle precedenti. Questo disagio dilagante che vive in troppi di noi, non può certamente essere la problematica di un singolo.

È la verità che ci viene rappresentata, e non solo in questo caso.

Così come alla fine anche Secco, e Sarah, che si trovano a fare qualcosa che non gli piace, molto diverso da quello che hanno studiato, o per cui hanno sacrificato tanto. (Almeno la ragazza, Secco viene rappresentato in una maniera diversa, ma ho questa impressione che anche lui lo sia, in fondo).

3. Consapevolezza

L’armadillo è la presenza costante nella vita di Zero, un essere che rappresenta la sua coscienza, che ha, però, anche un carattere diverso da quello di zero, è la parte della sua personalità che è, appunto, consapevole, che sta sempre lì, a “rompere i coglioni”, come sostegno, come amico.

Io capisco bene questa cosa, anche io ho un rapporto simile con “l’altra parte di me”, anche perché, come Zero, non l’ho mai ignorata. Ci parliamo ogni giorno. (La differenza è che non è un armadillo).

Quando, alla fine, si scopre la fine dell’amica, Alice, non ho potuto fare a meno di sentirmi triste. Fa paura pensare che ci siano persone che si trovano in queste situazioni, che si suicidano. E sapendo che Zero è molto autobiografico, sappiamo che si è mostrato ancora una volta, ai suoi lettori: quello che sapeva fare nei fumetti, farci immergere nella sua vita, e rispecchiarci in essa.

Leggere i suoi fumetti e guardare la serie animata mi fa lo stesso effetto di ascoltare un pezzo concious rap, insomma.

O come ascoltare la canzone che ne fa da sigla, facente parte della colonna sonora di cui ho già scritto la recensione.

La colonna sonora è veramente bella. È il giustissimo accompagnamento di tutto il racconto, di tutte le sensazioni che ci vengono trasmesse: nostalgia, ricordi, rassegnazione, paura ed incertezza.

3.1 Andiamo a Pijà un gelato?

Forse si sente fin troppo questa frase, questa battuta. Secco viene rappresentato come un personaggio superficiale, a cui sembra davvero che non gliene freghi nulla, e fa questa battuta fino allo sfinimento, che fa anche ridere, ma forse, dopo un po’ rompe il cazzo.

Ho avuto però una sensazione: credo che secco venga rappresentato in questo modo non tanto per far ridere, ma per coprire la vera serietà delle frasi che dice all’amico. Credo che nella realtà sia molto diverso e molto più vicino all’amico. Questa battuta, forse, funge da censura a parole ben diverse.

Forse il Secco della realtà, è uno che ha molta più importanza nella vita di Zero, alias Michele. Insomma, credo che sia stata coperta la sua vera serietà e centralità nella vita dell’autore.

Ma sottolineo ancora che potrebbe essere una mia impressione.

4. Strappati lungo i bordi.

La vita è andata così, siamo “Strappati lungo i bordi”. Questa serie tv mi ha fatto ricordare che anche io, avevo tanti progetti ed idee sul mio futuro, ma sono qui, vittima degli imprevisti.

Quando alla fine, Sarah parla con Zero e dice che alla fine della vite degli altri sappiamo solo una parte, e non si conosce mai nessuno al 100%, le ho dato ragione. Mi sono commosso per tante cose, e questa era solo una delle tante.

Penso che nella vita, alla fine, abbiamo noi delle sfumature e sfaccettature che alcune persone prendono e capiscono, altre no. Sembra quasi che ci siano lati della nostra persona e personalità che restano, per alcune delle amicizie, conoscenze e parentele della nostra vita, che rimangono in una perenne zona d’ombra. Come se solo alcuni sono capaci di vedere dei lati, ed altri no.

Solo noi siamo capaci di capirci e completarci al 100%, solo noi sappiamo perché facciamo certe scelte, e noi portiamo il peso di esse, noi dobbiamo convivere con tutto.

È veramente un cartone con molta più profondità di quanto si pensi e si creda dall’esterno.

Siamo forse perennemente incerti ed incompleti, noi giovani, così come viene rappresentato in questo cartone? Temo proprio di sì.

In conclusione è qualitativamente ottimo, insomma. È stato anche interessante vedere come fino all’ultima puntata parla solo Zero, che ci racconta tutto, e rimane chiuso in quei pensieri, fino allo schiaffo di risveglio di Sarah.

Idee molto carine, ed è stato anche giusto che ci fossero “solo” sei puntate. È stato come leggere un suo fumetto.

Forse la prossima volta migliorate il doppiaggio, ho avuto difficoltà a capire alcune cose nelle prime puntate, ma forse dovevo solo abituare il mio orecchio.

Voto finale: 9/10.

Alla prossima.

Se volete guardarlo, ho anche fatto un video:

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