“Prendetevi anche il Cielo” – I°Alba (fine).

ATTENZIONE: si precisa che, come altri racconti del blog (poesie incluse), questa è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a luoghi, eventi, reali (varie ed eventuali) è puramente casuale.

Dato che nessuna delle persone descritte esiste realmente, e quindi non vive le sperienze descritte. (Ovviamente).

Ogni #mercoledì vi porto:” Prendetevi Anche il Cielo”, un romanzo che è ambientato in Calabria, e parla proprio della regione, e di alcuni suoi problemi, come la mafia, il disagio giovanile e altro…

Avevo scritto questo libro per la prima volta nel “lontano” 2019, ho anche partecipato al “premio Graziano”, con esso, finendo nelle menzioni speciali.

Lo riscrivo da capo, come una specie di prequel de “Un Piromane in Ferie”. Infatti qui appare Valentino, personaggio che Compare verso la fine del suddetto.

Parte precedente: Radici

L’inizio della I°Alba: qui

Parte 5:”Rispetto”

Stavamo per andarcene dal locale, eravamo rimasti anche fin troppo a lungo. In quel momento vidi dei tizi che mi sembravano familiari, e mi si gelò il sangue, d’istinto, ancora prima di riconoscerli.

Erano quelli che quella mattina mi avevano guardato male, e non sembravano essere lì per divertirsi; armati, ed erano diretti verso di me, immediatamente dissi a Benny di gettarsi a terra, misi il tavolo a farci da scudo, un attimo prima che i proiettili cominciassero a pioverci addosso.

La giornata più strana della mia vita, stava finendo in un modo ancora più assurdo: non avevo idea perché ci sparassero addosso, non osavo pensare fosse semplicemente per quello sguardo che ci eravamo scambiato qualche ora prima.

Ero disperato, avevo paura che sarei morto senza neppure conoscerne il motivo. Ricordo la faccia terrorizzata del mio Benny, che si teneva la testa tra le mani. Il terrore si era impossessato di lui.

Io riuscivo ad essere un po’ più lucido, guardai verso i camerieri e le altre persone del locale, mi sentii un po’ in colpa.

Dopo qualche interminabile istante, il fuoco cessò, nessuno era miracolosamente morto o ferito.

  • Va a vidiri! – Disse uno di loro.
  • Tranquillo, un su morti!
  • Allura, nesci fora, Giuseppe Pierangeli.

Io avevo la netta sensazione che si rivolgessero a me, e, nonostante mi cagassi addosso dalla paura, ebbi la forza di rispondere:

  • I…Io? – Uno di loro si avvicinò a me, lo vidi: era un ragazzo magro, che aveva proprio la faccia da poco di buono, aveva una pistola in mano, i capelli neri pettinati all’insù.
  • Se, tu. Bastardo, dopo che l’ha ammazzatu ci si passatu davanti n’atra vota! – Aveva la camicia bianca dentro i pantaloni, dei jeans di marca. Erano vestiti eleganti pure quando dovevano ammazzare.  
  • Ma … Io…Io … Mi chiamo V-Valentino!
  • Chidi?

Agii d’istinto. Presi proprio quella maledetta carta d’identità, fatta qualche ora prima, e la lanciai a terra, davanti al tizio.

Egli la notò, senza dire nulla la raccolse, tornò indietro dai suoi compagni. Ci fu qualche interminabile istante di silenzio.

Si avvicinò un’altra persona, era uno più grande di loro, un po’ tarchiato, con i capelli neri e grigi. Aveva una polo nera, anche lui aveva i jeans.

Notai che stavo sudando freddo. La piacevole brezza fresca della serata, era ora immobile. Come quei giorni in inverno, in cui non c’è vento, ma si sentono gelare le ossa.

Quell’uomo mi guardò a lungo, mentre io lo guardavo terrorizzato. Distolsi lo sguardo per un attimo, ma lui mi prese il viso e disse:

  • Statti fermo e guardami!

Dopo un po’, sospirò, e disse, semplicemente:

  • È chiaro c’amu sbajatu.

Fu l’unica frase che disse, in quella terribile notte. Non avevo idea di cosa stesse succedendo, e ancora meno, di cosa mi aspettava. So solo che non dimenticherò mai quell’evento che mi segnò per tutta la vita, trovandomi di fronte a quegli uomini, che sembravano essere addestrati come soldati, se non addirittura, per certi versi, più disciplinati.

Era una strana immagine, che incuteva paura e rispetto. Da un certo punto di vista, quelle persone erano legate da principi che per molti erano scomparsi. Rude disciplina, correttezza, educazione, ma quelle vere.

Paradossalmente, dei criminali erano dotati di queste regole, dogmi, e non altre persone, che erano diventate ormai fredde ed indifferenti.

Era quella la mia sensazione, perché se avessero voluto uccidermi, anche se non ero chi cercavano, lo avrebbero fatto comunque, a sangue freddo. E invece, si erano calmati.

Una situazione e una vita piena di contraddizioni… In fondo, niente di diverso da tutti gli altri esseri umani.

I° Alba- Fine.

… Continua settimana prossima.

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