#Recensione finale di ” #Totem” di En?gma. Ultimate Edition!

Ci tengo tanto a fare una recensione completa, che farò anche un video e anche la puntata di #WeeklyRAP di oggi, sarà particolarmente dedicata al nuovo album di “En?gma”: Totem.

La Ultimate Edition.

Iniziamo a dire che questa idea di fare la cosa ad “episodi” è stata interessante, perché comunque ci ha portato a mantenere l’interesse vivo.

Ma mi è piaciuta anche per (semplicemente) la particolarità. Come detto in separate sedi, del buon Marcello, mi piace il fatto che ha tentato e si è anche distinto da altri. Forse anche per farci vedere che valeva qualcosa oltre il Machete Crew.

C’è vita, oltre il Machete e che vita! Mi è sempre piaciuto. Anche nel Machete sperimentava molto.

Comincio a credere di avere un certo gusto per lo sperimentale…

Ho sempre pensato e mi è sempre piaciuta la musica di En?gma, perché ho sempre visto che ti scava nell’intimo, la musica, che ti sconvolge, ti coinvolge, ti porta in un viaggio dentro di sé, e quindi, anche dentro di te.

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#Poesia:”Come Morire”.

È come morire,

come la paura della morte,

che si cerca di esorcizzare.

Quando ci si separa dalle persone a cui tieni.

È come morire,

perché si muore un po’.

Si perde una parte di sé,

come morire.

È come la morte,

perché si tenta di trovare un modo per vivere in eterno.

Un po’ la stessa cosa di sperare che le persone tornino,

come trovare un modo per farle tornare.

È come la paura della morte,

si cerca di rinviare…

ma prima o poi arriva.

Certamente, da vivi possiamo ancora fare qualcosa,

ma non sono questi i momenti più importanti,

quelli che ci rapportano con la morte?

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#Recensione:”Il Ragazzo d’Oro” – 10 anni dopo.

10 anni dal mio album preferito di Guè. In realtà penso che lo sia solo per la mia canzone preferita sua: “Non mi crederai”… O forse era un periodo particolare della mia vita, non saprei.

Comunque, devo dire che è sempre stato un prodotto di qualità. C’è una cosa che penso da qualche anno: sembra che la musica fatta a Milano abbia un po’ di qualità in più, non capisco bene il motivo. E non riguarda solo gli artisti più famosi o affermati… Forse hanno studi di registrazione molto buoni.

Quindi ciò riguarda anche due dischi da Milano che ho recensito di recente, meno commerciali, per fortuna, ovvero:

“Full Moon Confusion”: https://loscrittorevolante.com/2020/12/06/recensione-full-moon-confusion-di-jangy-leeon/

E “Collana di Perle”: https://loscrittorevolante.com/2021/02/22/recensione-album-collanadiperle-di-lanz-khan/

E la stessa cosa riguarda la musica più commerciale: è innegabile che ci sia un lavoro migliore, per quanto io adori l’hardcore/underground.

Quindi fa un effetto diverso, inevitabilmente alle orecchie.

Del resto, i Club Dogo, e Guè sono e restano quelli che hanno mantenuto lo stile “gangsta rap”, quelli come gli americani, come 50 cent, come Tupac.

Ieri sera, che ho ascoltato l’album per recensirvelo, ho pensato questo: Guè è come Tupac, nel senso delle tematiche.

Parlare d’amore e sesso. Di donne che si amano, come di “puttane” e soldi. Ora che ci penso, forse è quello che ha preso spunto e ispirazione da queste cose in maniera migliore rispetto ad altri, in Italia.

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