#Recensione:”Full Moon Confusion (Desert Edition)”

Il bestione è tornato con un’espansione di “Full Moon Confusion”.

Ed è un’ottima roba, sono felice di poter affermare che, prima di scrivere questa recensione, (mi sa che domani dedicherò la puntata del #Podcast, #WeeklyRAP a lui), l’ho ascoltato più volte.

È sia sulla stessa scia dell’album, diciamo, principale, ma c’è qualcosa che cambia, anche se lo stile del bestione, rimane uguale.

Quando ascolti Jangy, non sono testi “concious”. Per me è roba hardcore, che parla di vita normale, forse è musica che parla di cose normali, un po’ di “trap”, non c’è musica troppo riflessiva.

Mi diverte ascoltarlo, è una cosa che capita poco spesso. Nel senso, la musica che mi “fisso” ad ascoltare è spesso qualcosa che mi rispecchi, in questo caso, è la parte più incasinata della vita, sì, ma senza la riflessione.

Credo sia musica un po’ festiva, anche un po’ estiva, in alcuni tratti, data la stagione.

Quello che voglio comunicarvi, è che, anche se sono il primo a cercare la musica più … “Filosofica”, non c’è niente di male a lasciarsi andare con un ottimo ritmo.

Certamente, sono attratto soprattutto da musica di “nicchia”, e non lo faccio per farmi il figo, è semplicemente così.

La prima traccia, ci introduce per bene in  questo “viaggio nel deserto”, “Caracal”.

La seconda, “Bootcamp”, mi è piaciuta molto. Suoni ruggenti, musica fatta bene, si muove la testa a tempo, è roba godereccia.

Ho gradito la presenza del buon Rak in “Vita Buena”, altro bel pezzo.

Credo che il mio preferito sia stato “Rumba” con Jack The Smoker, e “Ghostrider” con Lexotan e Funkyman.

L’album ha un ottimo ritmo, ti “pompa”, ti intrattiene.

Le basi danno la giusta atmosfera ad ogni pezzo, si sente il “richiamo” del deserto. Dalle immagini, siamo in un’ambientazione quasi alla “Mad Max”.

Comunque, questa “parte 2”, è, per me un ottimo lavoro.

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Recensione – “La Maggior Parte”.

Diciamo che per ascoltare il “Gold One”, bisogna non essere tristi. Insomma, è musica che fa prendere a male.

Quindi se siete già presi male, meglio non inferire.

Esattamente come il collega, Murubutu, (che anche lui, infatti, ha fatto lavori con la GloryHole records).

Ma siccome beh, alla fine mi sto sentendo bene, ho deciso di dargli orecchio, e ho fatto bene.

Tra l’altro oggi, non so bene definirvi il perché, ma era il giorno perfetto per ascoltarlo.

Non so se era il clima, l’atmosfera, il giusto freddo, il giusto umore… Era tutto giusto, tutto qui.

Tra roba nuova, e pezzi vecchi, rifatti, ripresi, ci immergiamo nel caos di Claver.

Musica triste, concious rap, una voce roca, adattissima ai testi, e si parte per un viaggio di 17 tracce.

In realtà son quasi tutte vecchie(Anzi, “La Maggior Parte”)… Tranne per prima, “La maggior parte”.

Pezzone.

Questi remix, non so se definirli meglio delle originali, ma è sicuramente interessante, e la musica del piano mi rapisce…

E ovviamente, è un piacere riascoltare “C’è qualcosa che non va”, “Anima nera”, “Soffio di lucidità”… Ma andiamo a quelle che mi hanno colpito di più.

“Un altro giorno in pigiama”, con un po’ di sax, ha qualcosa di profondamente rilassante, mescolato alla profonda malinconia.

Mentre la ascoltavo guardavo un po’ il tramonto, sarà per questo che mi ha fatto un effetto così benefico.

Una goduria anche con “Anestesia Emozionale”, la voce di Santro nel ritornello è perfetta.

Altra traccia che ho preferito tantissimo all’originale. Anche questa un po’ mi ha rilassato, anche se il testo è sempre da presa a male.

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Recensione: “Troublemaker” di Nor Psychohead.

Piccola premessa che non c’entra un cazzo con il resto dell’articolo: mi sento molto meglio. Ma molto. Ultimi giorni preso dal nervoso, oggi mi sento bene, vabbè.

Sarà la birra.

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Stasera parlo di Nor Psychohead, tra non molto uscirà il suo nuovo EP: Black Rose.

Ma ne parlerò dopo dell’EP. Stasera parlo dell’album “Troublemaker”.

Conosco Lorenzo da 3 anni, conosciuto nel gruppo facebook che frequentavo ai tempi ( Chiamarsi MC tra amici senza apparenti meriti lirici. Dall’omonima apgina di meme su facebook e instagram.)

Già mi piaceva molto all’epoca, ma dopo l’ascolto che sto facendo e rifacendo  da giorni di “Troublemaker”, il rapper ligure ormai lo metto tra i miei preferiti. E ne ascolto tantissima di ‘sta merda.

Hardcore. Hardocore.

Come dice lui “sta merda è droga la gente ne vuole ancora.” (Da “Mitra”, seconda traccia dell’album che sto recensendo.)

Ebbene a me Nor fa questo effetto. È forte, ha una voce adattissima a questo genere, aggressivo, aggredisce il mic, con rabbia, così ci piace.

Lui bastona le orecchie talmente tanto bene, che ho diversi “eargasm”, quando lo ascolto. Capace di pomparti, di farti muovere la testa prepotentemente avanti e indietro o sopra e sotto…

È concious, è hardcore, è underground.

Viene ascoltato mi sa da pochi, sono onorato di essere uno di quelli. “Pochi ma buoni”, tra quelli che possono amarlo con il cuore, come sempre, con questa musica.

Ci facciamo l’amore.

Rabbia, riflessione, amore, amicizia, voglia di riscatto, in ogni prezzo è sempre incazzato, o sembra tale. La musica è lo sfogo di tutte le cose brutte che gli succedono. Da umile blogger lo capisco, dato che uso questa cosa esattamente per lo stesso motivo.

Per cosa trovo piacere nell’ascoltare Lorenzo?

I testi, la voce. Mi ritrovo in molte cose che dice, mi basta anche solo ascoltarlo, per sfogare la mia stessa rabbia.

Lo ringrazio per questo.

Le tracce che mi pompano di più? La prima: “Centipede Umano”, “Effetto Cliffhanger”, “More Faya”.

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