Un Piromane in Ferie – Parte 7

Link parti precedenti:

1: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

2: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

3: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

4: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

5: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

6: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

Marco passò i primi giorni semplicemente  a camminare nelle strade della città, andando nei posti in cui la probabilità di incontrare qualcuno che conosceva erano ridotte.

Voleva stare da solo, non si sentiva ancora pronto ad affrontare la vita che aveva parzialmente abbandonato tanti anni fa, prima di laurearsi.

5 anni di distanza, con brevi ritorni a natale, e non sempre a Pasqua… e d’estate.

Camminava sulle salite che portavano in quartieri popolari, dove abitavano soprattutto stranieri.

Mentre guardava la città dall’alto di quei luoghi, lo sorprese una leggera pioggia. Non si mosse, lasciò le gocce scivolargli addosso.

Si fece un giro in quel posto, come se stesse cercando qualcosa. Un ricordo.

Vide solo tanta gente correre a ripararsi, e chi chiudeva le finestre per non fare entrare l’acqua in casa.

Lui, invece, si sentiva in pace.

Cominciò a scendere dal quartiere. Si accorse solo in quel momento che la sua t-shirt era abbastanza bagnata, insieme ai suoi capelli che gocciolavano, come se fosse sudatissimo.

Si spostò i suoi ricci all’indietro e li legò, lasciando che le gocce di pioggia su di lui, cadessero al suolo.

All’improvviso vide un amico uscire di casa, che lo guardò:

  • E tu che ci fai qui?
  • Ueeee Raffa! Come stai?
  • Bene bene! –  Si salutarono, guancia a guancia. – Ma non mi hai mica detto che eri qui.
  • Volevo farti una sorpresa vedi? Peccato che si è messo a piovere. – Mentì. Nonostante l’amicizia non riuscì a dire la verità.
  • Ah già…beh ormai ti ho salutato. Vabbè è solo un po’ d’acqua. – Disse l’altro, guardandosi una mano bagnata. – Beh dai, io ho da fare, quindi mò non posso darti retta… vediamoci nei prossimi.

Lo vide entrare nella macchina, una panda blu, senza dire un’altra parola.

Marco continuò ad andare verso casa, e volse lo sguardo verso le montagne che circondavano la città. Sembravano tanto lontane, e tanto vicine.

Vide un fuoco levarsi da lì, colpito dalla luce del tramonto, che scendeva lento.

<< Ancora una volta con ‘sti fuochi. Ogni estate succede. Ah ma aspetta… no sembra solo uno che sta bruciando sterpaglie. Succede spesso. Dimentico che qua siamo un paese pieno di campagna.>>

Era martedì, ed era strano per Marco: dopo tanti anni era un giorno come tutti gli altri. Senza dover studiare, senza nessuna scadenza, esami… o altro.

Il caldo cominciava a diventare difficile da sopportare.

Tornò a casa, si fece una doccia, e mise ad asciugare la maglietta.

Decise di aspettare il fine settimana prima di avere vita sociale. Anche se non aveva niente da fare, anche se poteva scrivere a qualcuno per un caffè… ormai aveva fatto l’abitudine alla vita da studente: per tutta la settimana si “lavorava”, e sabato e domenica si vedeva la gente.

Quella sera uscì di casa, prese la macchina di suo padre: una cinquecento grigia.

Andò in una pineta vicino al mare, e camminò tra la luce e le tenebre.

La luna piena splendeva in cielo, sembrava di vedere come di giorno.

Marco amava quelle notti, gli faceva sentire il contatto con la natura più di ogni altra cosa: chissà se anche i gatti, capaci di vedere di notte come di giorno, vedevano come l’umano quando c’era la luna piena.

Ad un certo punto si fermò: vide qualcosa che non vedeva da anni: lucciole.

Si fermò a guardarle ammirato per un po’.

Guardava solo gli affascinanti insetti, respirando piano.

Trovò un po’ di pace interiore della quale aveva disperatamente bisogno.

“ Ma chi vi credete che noi siamo

Per i cappelli che portiamo

Noi siamo lucciole

Nelle tenebre

Nelle tenebre”

(Caneda – Lucciole)

Un Piromane in Ferie – Parte 5

Link parti precedenti:

1: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

2: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

3: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

4: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

La sgradevole sensazione di essere fisicamente in un luogo, ma con la testa in altri, è la prima che colpì Marco appena vide casa sua, e i suoi genitori.

Non era gioia quello che provava, era quasi apatico. Non mostrò però emozioni negative.

Fece una doccia, e poi andò a mangiare, e con adagio, mise a posto i vestiti.

Senza fretta, mentre ascoltava “Welcome to wherever you are”.

Quella musica riusciva a consolarlo:

“ Welcome To Wherever You Are

This is your life; you made it this far

Welcome, you got to believe

That right here, right now you’re exactly where you’re supposed to be

Welcome To Wherever You Are”

(Bon Jovi – “Welcome to Wherever you Are”)

Ad un certo punto si commosse: precisamente nella parte della canzone che diceva:

“ When you want to give up and your heart’s about to break

Remember that you’re perfect; God makes no mistakes”

Dopo aver messo a posto i vestiti, spense la musica, si stese sul letto, nel buio, con la luce fioca dei lampioni che proveniva dalla strada.

<< Basta deprimersi. Non posso concedermi di stare così per troppo tempo. >> si mise con le mani dietro la nuca, e fissava il soffitto.

<< In fondo mi sono pur sempre laureato, in quello che mi piaceva. La vita è dura, almeno per me.

Che invidia per quelli che stanno sempre bene. Sembrano abbiano trovato la risposta a tutto, specialmente chi rimane qui.

Ma chi resta e non vede neanche un po’ del mondo là fuori non capisce cosa significa mettersi in gioco.

È facile e comodo per loro, con i culi seduti sulle poltrone delle loro case, senza pensieri, preoccupazioni per il futuro.

Gente che sta meglio di me… e rompe il cazzo il triplo.

In fondo io odio questo posto, con la sua mentalità superficiale del cazzo, con la sua eccessiva semplicità, con la sua presunzione di sapere, e di essere al di sopra del resto del mondo, proprio perché sta da sempre sotto.

La rassegnazione di questa gente…mi disturba. O stai bene qui con i soldi, o ti ci costringi, o vai via. Non vedo altre strade.>>

Infine, si addormentò.

Sognava forse di catturare qualche criminale importante? Quei luoghi pullulavano di gente del genere. Ma era estremamente pericoloso.

Sognò di essere un supereroe invulnerabile che salvava tantissime vite, e sconfiggeva il crimine con un sorriso solare.

Era quello che aveva sempre sognato in qualche modo: diventare un eroe.

Continuare a sconfiggere il male, ma quale? Quello che aveva dentro di sé, o quello che avevano tutti?

“Plus Ultra”.

Si svegliò, era mattina presto.

Sorrise per il sogno fatto, capì che quelle cose, era meglio che se le tenesse per sé.

<< Se solo avessi anche un minimo di quel superpotere… potrei farcela. Io.

Supermarco.

Plus Ultra.>>

Un Piromane in Ferie – Parte 4

Link parti precedenti:

1: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

2: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

3: https://loscittorevolante.wordpress.com/…/un-piromane…/

Per il resto del viaggio, Marco rimase solo, non parlò con nessuno dei suoi vicini di posto, passò il tempo tra svariati tipi di musica, consumandosi le orecchie.

Aveva soltanto un profondo desiderio di stare da solo, come se un qualsiasi altro contatto, lo facesse sentire come “infetto”.

Tale “infezione”, era qualcosa che sentiva all’interno di sé. Molto spesso poteva capitare di avere dei malori fisici, causati dal proprio stato mentale.

Come quando ti senti la febbre, ma non ce l’hai. Anche se starnuti tantissimo, e ti fa male la testa.

Ma niente: la temperatura rimane sui 35-36 gradi.

Si sentiva come se solo in quei momenti, si stesse accorgendo di tutto quello che gli era successo, si sentiva come avvolto da qualcosa più grande di lui: forte, ed oscuro.

Al tempo stesso, quella misteriosa sensazione, lo faceva sentire tranquillo. Come se non ci fosse nulla di male, nel lasciarsi andare alle sensazioni e pensieri negativi.

Dopo tantissimo tempo, si lasciò andare: fece entrare quel buio dentro di sé: “la libertà di odiare.”

Ovvero quando puoi immaginare, senza alcun freno, di poter fare del male a qualcuno: cose che nella realtà non faresti mai: quei pensieri talmente crudi, selvaggi e personali… che tentano.

Ribelli, a ogni imposizione sociale. Lontano da qualsiasi “come LORO mi vogliono vedere”.

<< Si sa, in fondo. >> Si disse, << ogni pensiero del genere, se uscisse fuori, sarebbe condannato. E io stesso dovrei farlo. Ma non ci riesco. So che mi sentirò in questo modo, appena arriverò lì.>>

Si godette la pace che gli donavano questi pensieri: la serenità di poter stare senza maschere, almeno con sé stesso.

In fondo sapeva, che continuare così per troppo tempo, sarebbe stato pericoloso.

Era ormai il tramonto, quando giunse finalmente a casa. Aveva guardato tutta l’Italia dal finestrino, con cambiamenti di paesaggi, di aria… montagne e mare.

Momenti di confusione era quello che aveva. E poco altro.

<< La vita è un tiro di dadi, eh? Forse dovrei prenderne uno anche io.>>

Cosa avrebbe dovuto fare dei legami che aveva creato durante tutti quegli anni? Le persone incontrare, le esperienze? Era una fuga da qualcosa?

Non si possono abbandonare delle amicizie solo perché si cambia città, o cancellare le esperienze fatte durante gli anni universitari, cancellandoli come se non fossero mai esistiti.

Cosa si deve fare della parte della propria vita, dalla quale ci si separa?

Arrivò infine nella sua città, come d’accordo, vide il suo amico Vincenzo che era venuto a prenderlo.

Si sorrisero a vicenda appena incrociarono gli sguardi. Il suo vecchio amico d’infanzia aveva cresciuto un po’ di barbetta, ed era dimagrito dall’ultima volta che lo aveva visto.

Si abbracciarono fraternamente, e cominciarono a chiacchierare allegri.

Vincenzo era uno dei pochi di cui Marco si fidasse veramente.

Amici da una vita, si erano sempre capiti l’un l’altro. Ed era cosa rara, in quei posti lì. La Calabria è piena di persone che pensano più a giudicare che a credere nelle persone, in loro stessi, e dare supporto morale.

Invece, ci si perde in discussioni, dove nessun consiglio dato, è veramente utile.

Perlomeno, è quello che credeva Marco.

A Vincenzo invece piaceva la semplicità di quella vita tra il mare e la montagna, la campagna e la città.

Quel limbo di una società che vuole apparire come fosse molto più grande di quello che è. Quando i suoi abitanti, per la maggior parte, non sono che operai, contadini e lavoratori senza quasi mai lo stipendio adatto a tutto quello che facevano.

Vincenzo si accorse piuttosto in fretta della tristezza dell’amico, ma decise di essere discreto, e parlarono di cose leggere, come il calcio, e la vita del paese.

Infine Marco arrivò davanti a casa sua, e come tutte le altre colte lo assalì quella sensazione tipica di chi ritorna a casa dopo tanto tempo…

Eppure, stavolta era diverso: aveva un sapore amore come di…

Fallimento.